Napoli canta con le sue strade, con ogni angolo e ogni voce che si alza al tramonto. Qui, la musica non è solo un suono, ma un filo vivo che lega generazioni. Dai fasti del Settecento fino alle melodie che ancora oggi si intrecciano nei vicoli stretti, la città racconta la sua anima. Ora, quelle stesse note prendono una forma nuova: Emilio Isgrò ha cancellato le partiture della canzone napoletana, trasformandole in opere d’arte contemporanea. Al Museo di Capodimonte, passato e presente si sfidano e si abbracciano, in un dialogo intenso tra memoria e innovazione.
Nel Settecento Napoli era una delle capitali musicali d’Europa. I quattro grandi conservatori erano fucine di talenti, compositori e cantanti destinati a calcare i palcoscenici mondiali. Teatri come il San Carlo e il San Bartolomeo ospitavano capolavori d’opera, consolidando la fama musicale della città. Ma accanto a questa tradizione “colta” e istituzionalizzata, si sviluppava una musica popolare profondamente radicata nella vita quotidiana.
Feste, processioni, eventi e cerimonie si animavano con melodie vive, fatte di poesia napoletana e racconto collettivo. Questa doppia anima ha formato l’identità di Napoli, dove la musica non è solo arte, ma parte integrante della cultura e della vita di tutti i giorni. Brani come ‘O sole mio, Funiculì funiculà, Malafemmena e Napule è raccontano questa mescolanza tra cultura alta e popolare, tra mercato artistico e memoria condivisa.
Emilio Isgrò, nato nel 1937 a Barcellona Pozzo di Gotto, porta avanti da decenni una tecnica che gli è propria: la cancellatura selettiva di testi e immagini. In “Canto Napoli”, la mostra allestita nel 2026 al Museo di Capodimonte, questa tecnica si applica per la prima volta a 25 partiture storiche della canzone napoletana, che vanno da “Te voglio bene assaje” fino a “Napule è” .
Qui la cancellatura non è solo cancellare, ma trasformare. Eliminando alcune parti del testo e lasciandone altre intatte, Isgrò cambia il modo in cui guardiamo questi documenti, riscrivendo senza cancellare del tutto. Le note musicali scompaiono, lasciando il pentagramma come una tela su cui giocare con segni, spazi e vuoti. Il repertorio spazia dalle melodie più antiche ai grandi classici, passando per brani amatissimi, rendendo omaggio non solo alla musica ma anche al cuore culturale che ogni canzone rappresenta per Napoli e il Sud.
Questa mostra va oltre il semplice aspetto artistico o museale: è un gesto d’amore verso la città e la sua cultura. Isgrò offre una riflessione visiva e sonora sulla forza della musica nel raccontare l’anima partenopea e, più in generale, quella del Sud.
Isgrò lavora sulla musica e sul testo insieme, mettendo in luce la doppia natura della canzone: suono e parola. Le sue cancellature non sono semplici tagli, ma nascondono e rivelano allo stesso tempo, creando immagini nuove e cariche di significato. Le note spariscono, ma frammenti scelti restano, costruendo una nuova struttura in cui il pentagramma diventa protagonista.
Un esempio emblematico sono i due dittici dedicati a ‘O sole mio del 1898, presentati in due versioni opposte: uno con sfondo chiaro e cancellature nere, l’altro con fondo nero e segni chiari. Questo gioco di luci e ombre cambia il rapporto tra segno, spazio e testo, dando a pagine famose un volto nuovo, visivo e simbolico.
Non mancano poi api e formiche che camminano sulle partiture, elementi scelti con cura. Quegli insetti evocano il lavoro collettivo e organizzato, una metafora per l’operazione dell’artista che, passo dopo passo, ricostruisce e dà vita nuova. Le tracce degli insetti interrompono e allo stesso tempo integrano la scrittura, trasformando le pagine in una trama viva che rompe la lettura tradizionale e lineare.
La mostra non si limita alle partiture. Isgrò spinge oltre con tre sculture: due mandolini e una chitarra classica, realizzati nel 2025 e sottoposti allo stesso trattamento delle pagine. A grandezza naturale, questi strumenti diventano opere d’arte animate da api e formiche, continuando il dialogo tra segno grafico e oggetto concreto.
Così il legame tra spartito e strumento, tra scrittura e suono, tra arte e tradizione diventa più tangibile. La presenza degli strumenti rende l’installazione più accessibile anche a chi non è esperto di musica. La musica si fa superficie artistica, oltre che espressione sonora: un ponte tra memoria e contemporaneità.
Napoli è forse l’unica città al mondo con un patrimonio così vasto e radicato di canzoni amate e riconosciute, che parlano alla cultura popolare. La lingua napoletana, musicale e sonora per natura, ha superato da tempo i confini regionali, diventando un veicolo universale di emozioni e immagini.
Questa ricchezza, che attraversa epoche e generazioni, fa di Napoli un laboratorio continuo di musica e identità. Non sono solo canzoni celebri, ma un patrimonio vivo, che si canta e si vive ancora oggi. L’intervento di Isgrò e la mostra al Museo di Capodimonte aiutano a custodire e rinnovare questa eredità, mettendo l’arte al centro come strumento di conoscenza e affermazione culturale.
Così Napoli si mostra sotto una luce nuova, riconoscendo il valore della musica come patrimonio culturale unico e insostituibile. Un progetto che dimostra come l’arte contemporanea possa dialogare con la storia e la società, offrendo spunti di riflessione su un tema profondamente legato all’anima della città.
Il 2026 parte con un calendario fitto di eventi dedicati ai libri, un vero e…
Milano, anni Ottanta: l’arte cambia pelle. Stefano Arienti e Marco Mazzucconi sono lì, protagonisti di…
Due anni di attesa, poi il ritorno: i Perturbazione tornano con "Risuona", un album che…
Francesca Michielin ha rotto il silenzio. Il suo nuovo singolo, “La mia ragazza”, arriva come…
Tre anni di silenzio, poi una voce che torna a farsi sentire forte e chiara.…
Nel cuore di un tranquillo parco roulotte, una madre e sua figlia conducono una vita…