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Feudi di San Gregorio e Fondazione Sandretto: 40 anni di vino e 30 di arte in una celebrazione unica

Quarant’anni fa, in Irpinia, nasceva Feudi di San Gregorio. Oggi quella cantina storica non è più solo un produttore di vino: è un ponte tra tradizione e contemporaneità. La collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, che festeggia trent’anni, non è un caso. Due realtà che si incontrano per raccontare una trasformazione profonda: del vino, certo, ma anche dell’arte e della cultura italiane. Non è solo un anniversario da celebrare, ma un punto di partenza per nuove sfide, nuovi linguaggi, nuove identità da esplorare attraverso la terra e i suoi frutti.

Feudi di San Gregorio e la svolta del vino italiano: qualità e radici nel territorio

Il 1986 è stato un anno difficile per il vino italiano, segnato dalla crisi del metanolo che aveva messo a rischio la reputazione del settore. Da quel momento, il mondo del vino ha cambiato strada, abbandonando produzioni di massa per concentrarsi su qualità, autenticità e valorizzazione delle denominazioni locali.

L’Irpinia, terra da sempre legata al vino, ha vissuto una vera rivoluzione. Solo quarant’anni fa, in tutta la regione, si contavano cinque produttori: oggi sono circa centosessanta. Numeri che raccontano non solo crescita economica, ma un cambiamento profondo della cultura e della società locale. Feudi di San Gregorio non è stata solo spettatrice di questo percorso, ma protagonista, anticipando tendenze e ridisegnando l’identità vitivinicola del territorio.

Antonio Capaldo, fondatore della cantina, ha capito presto che raccontare il terroir non bastava. Serviva un linguaggio nuovo, capace di parlare a un pubblico internazionale. Nel 2001 l’incontro con i designer Massimo e Lella Vignelli ha dato forma a una comunicazione visiva forte e originale. Non si trattava solo di estetica, ma di una strategia per affermare l’unicità del territorio, rompendo con la tradizione di imitare modelli stranieri.

La cantina stessa, progettata da Hikaru Mori con Maurizio Zito e inaugurata nel 2004 a Sorbo Serpico, è la sintesi di questa visione: un luogo dove architettura, paesaggio e produzione si fondono, creando una vera “infrastruttura culturale”. Un ambiente pensato per raccontare, accogliere e sorprendere.

Quando il vino incontra l’arte: un dialogo a Feudi di San Gregorio

Oggi il vino affronta nuove sfide. I consumi calano, soprattutto tra i giovani, e fattori come la crisi della classe media, le tendenze salutiste e i cambiamenti climatici cambiano il mercato. In questo contesto, il valore culturale del vino non basta più dichiararlo: bisogna dimostrarlo, creando esperienze nuove che coinvolgano davvero le persone.

Nasce così la collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che non vuol essere un semplice spot artistico o un lusso da mostrare. Le opere scelte dialogano con gli spazi della cantina, spingendo chi visita a vedere il luogo sotto una luce diversa, rompendo la routine del visitatore passivo.

Fondata a Torino nel 1995, la Fondazione ha accompagnato per trent’anni l’arte contemporanea italiana, promuovendo uno sguardo internazionale e costruendo una rete di artisti, curatori e pubblico. Nel frattempo, l’arte stessa è cambiata, così come il modo di viverla, con la sfida di mantenere un contatto diretto con l’opera, oltre le immagini digitali.

Quattro sono le opere ospitate nella cantina. Vanessa Beecroft con “Ein Blonder Traum” mette in scena trenta donne immobili, creando un’atmosfera sospesa e carica di tensione tra corpo e presenza. Massimo Bartolini con “Senza titolo” trasforma un pezzo di terra coltivata in uno spazio di relazione e appartenenza, ridando vita alla terra stessa. Katja Novitskova, con “Mars Potential”, mescola immagini di Marte e un gatto preso dal web, confondendo i confini tra scienza e rete, reale e virtuale. Infine, “Büsi” di Peter Fischli e David Weiss mostra un gatto che beve latte: un gesto semplice, elevato a simbolo di stupore e attenzione.

Queste opere non sono decorazioni: entrano nel racconto della cantina, ampliano le suggestioni e invitano a riflettere su corpo, natura, tecnologia e quotidianità, allargando così il senso stesso del vino.

Una collaborazione che guarda al futuro: arte, territorio e impegno sociale in Irpinia

Il legame tra Feudi di San Gregorio e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo va oltre una mostra o un evento. Patrizia Sandretto, esperta del territorio piemontese e sostenitrice del Nebbiolo, ricorda come impresa culturale e impresa economica siano parti di un unico processo. E Don Antonio Loffredo, sacerdote impegnato nel Rione Sanità di Napoli, sottolinea il concetto di “appartenenza”: non basta essere nati in un luogo, bisogna prendersene cura con responsabilità concrete.

Da qui nascono una serie di iniziative congiunte che vanno ben oltre l’arte esposta. Sono previste residenze per artisti in Irpinia, commissioni a vignaioli e artigiani, scambi culturali tra Avellino e Cuneo, progetti per scuole e università, e un archivio permanente che monitorerà l’evoluzione del paesaggio, anche alla luce del cambiamento climatico.

Si punta a pochi progetti ben definiti, con un monitoraggio costante sull’impatto culturale, sociale ed economico. L’obiettivo è coinvolgere i giovani, formare nuove competenze e favorire la partecipazione, trasformando arte e vino in leve concrete per lo sviluppo del territorio.

Due storie italiane a confronto: vino e arte tra tradizione e nuove sfide

Il 1986 ha segnato la crisi del vino italiano, mentre nel 1995 è nata la Fondazione Sandretto in un mondo culturale ancora tutto da costruire. Trent’anni dopo, entrambe le realtà affrontano nuove transizioni.

Il vino deve rinunciare ai grandi numeri per puntare a un valore più alto, senza chiudersi in nicchie d’élite. L’arte cerca di allargare il suo pubblico, evitando di diventare solo immagine digitale o semplice prodotto di marketing.

Feudi di San Gregorio e la Fondazione Sandretto hanno dimostrato capacità di innovare e autorevolezza. Il loro percorso comune non celebra solo anniversari, ma apre la strada a risposte culturali e imprenditoriali nuove, profonde e concrete. Toccherà al tempo dire quanto riusciranno a incidere sul presente e sul futuro del territorio e della sua cultura.

Redazione

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