A Todi, le pietre antiche raccontano storie vecchie di secoli, mentre le opere di Alicja Kwade sembrano piegare il tempo e lo spazio. Non è una mostra qualunque: è un’esperienza che confonde la percezione, scuote le convinzioni su gravità e realtà. Le sue installazioni dialogano con i palazzi storici, trasformando piazze e sale in teatri di un gioco tra forma e sostanza. Qui, il tempo non scorre più lineare; si dilata, si contrae, si fa materia tangibile. In questo angolo di Umbria, l’arte contemporanea si fa provocazione, sfidando chi guarda a mettere in dubbio ciò che dà per scontato.
La prima opera che si incontra, Against the Run , è subito un rompicapo visivo. Nella Sala delle Pietre dei Palazzi Comunali, un orologio industriale sembra muovere le lancette al contrario. Eppure, con una stranezza quasi beffarda, segna l’ora esatta. Dietro questo gioco c’è un meccanismo invertito, non un tempo che torna indietro. Un inganno per l’occhio che spinge chi guarda a riflettere sulla distanza tra ciò che vediamo e quello che davvero accade. È un trucco visivo che smaschera quanto la nostra percezione possa tradirci e come le convinzioni influenzino la realtà.
Il cuore della riflessione sta nel contrasto tra realtà oggettiva e interpretazione personale: il tempo sembra sfuggire alla sua natura fisica per diventare qualcosa di flessibile, modellato dai nostri sensi e dalla cultura. Kwade rompe così le regole abituali, invitando chi osserva a mettere in discussione le proprie certezze di tutti i giorni. Il curatore Marco Tonelli spiega che l’opera non è solo un’illusione ottica, ma un’esperienza concreta che dà forma a un concetto filosofico complesso.
Sempre nella Sala delle Pietre, l’installazione 88 Seconds propone un’altra chiave di lettura del tempo, questa volta spezzato e disposto nello spazio. Una serie di anelli in acciaio si susseguono come a misurare un movimento circolare che si interrompe, si ferma sul pavimento. Qui il tempo non scorre più in linea retta, ma si concentra in una forma visibile e tangibile.
Kwade smonta il flusso temporale, si fa regista che spezza la narrazione sequenziale per mostrare il singolo momento del “presente” dilatato e frammentato. L’idea riprende la filosofia del presentismo, secondo cui passato e futuro non esistono come realtà assolute. Solo il presente è reale e questa installazione lo rende evidente con un gioco materiale e visivo che traduce un’idea astratta in qualcosa di concreto.
Il confronto tra la materia solida dell’acciaio e la precisione di ogni anello amplifica la sensazione di sospensione. La fisicità dell’opera si scontra con l’intangibilità del tempo, offrendo una prospettiva nuova e meditativa.
La mostra prosegue con una riflessione più personale e intensa sul tempo come esperienza, tra ciò che si vive e ciò che sfugge. Nell’opera A Year and 235 Missing Days, Kwade usa lancette che segnano i momenti effettivamente trascorsi, alternandoli a spazi vuoti che rappresentano i giorni mancanti o perduti. Il contrasto tra presenza e assenza diventa una potente metafora visiva che invita a pensare alla natura dell’esistenza e al senso del sé.
L’installazione si presenta come una mappa temporale che va oltre le misure tradizionali: non conta solo il tempo in sé, ma la qualità dell’esperienza umana e la consapevolezza di ciò che ci sfugge. Quei 235 giorni vuoti evocano la perdita inevitabile e la fragilità dell’essere nel tempo.
In questo scenario concettuale, il visitatore si trova davanti a una narrazione enigmatica, dove il tempo non è più una linea da seguire ma una presenza da sentire, anche attraverso le assenze.
Nel cuore di Todi, in Piazza del Popolo, l’installazione monumentale ParaPosition si impone con un’energia che sembra mettere in crisi ogni equilibrio. Realizzata nel 2024, questa struttura in acciaio regge, con bilanciamenti che sembrano precari, grandi massi in posizioni instabili. Sotto la pietra più pesante, una sedia in bronzo invita chi passa a sedersi, trasformando l’osservatore in protagonista.
La scena crea una tensione costante: il peso dei massi sembra pronto a cedere, ma tutto resta congelato in un presente infinito. La legge di gravità sembra sospesa, bloccata nel tempo e nello spazio, dando vita a un momento di destabilizzazione e riflessione profonda.
L’interazione è centrale: la presenza del pubblico diventa parte integrante dell’opera, e sono spesso i bambini i primi a sedersi. Questo coinvolgimento attivo allarga il significato dell’installazione, facendo dell’arte qualcosa da vivere, non solo da guardare.
La mostra di Alicja Kwade si inserisce in un percorso culturale solido, promosso dalla Fondazione Progetti Beverly Pepper. Nata nel 2018 per custodire e sviluppare l’eredità di Beverly Pepper, scultrice americana che scelse Todi come seconda casa, la fondazione sostiene progetti di arte contemporanea innovativa, interviene nel Parco di Sculture e collabora con il Comune.
Kwade, con la sua ricerca su spazio e percezione, trova un dialogo ideale con l’opera di Pepper, pur nelle differenze di stile e tecnica. Entrambe vedono la scultura come qualcosa che non si limita a occupare uno spazio, ma lo trasforma in luogo di incontro e scambio sociale. Questo approccio invita il pubblico a diventare parte attiva, rompendo la distanza tradizionale tra opera e spettatore.
La mostra segna anche un nuovo capitolo per la fondazione, che punta a valorizzare artiste donne che hanno lasciato un segno nell’arte contemporanea, ampliando la rappresentanza di voci spesso marginalizzate.
La presenza di Alicja Kwade a Todi rappresenta un incontro importante tra storia, arte e filosofia contemporanea. Attraverso le sue sculture e installazioni, il pubblico è chiamato a ripensare le regole che governano la nostra percezione di tempo e spazio. In una città carica di memoria, le opere creano una tensione tra passato e presente che si trasforma in un’esperienza concreta e coinvolgente.
La mostra si svolge lungo tutto il 2026, offrendo diverse occasioni per confrontarsi con un’arte che non si accontenta di mostrare, ma che apre orizzonti di conoscenza e mette in discussione ciò che diamo per scontato. La sfida di Kwade alla gravità, al tempo e alla percezione stimola curiosità, stupore e riflessione in ogni visitatore.
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