Dopo anni di silenzio e ponteggi, il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona si prepara a riaprire le sue porte. L’edificio, riportato con cura alle linee originali del 1969, torna a essere un faro per l’arte storica in Portogallo. Alla guida di questa rinascita c’è Xavier F. Salomon, un nome che molti conoscono nel mondo museale. Nato a Roma, cresciuto tra Italia e Regno Unito, ha accumulato esperienza nei più prestigiosi musei di Londra e New York. Il suo arrivo nel 2026 non è solo una semplice nomina: segna l’inizio di un percorso che cerca di conciliare tradizione e innovazione, affrontando le sfide di un panorama culturale in continua evoluzione.
La carriera di Salomon si è sviluppata tra due grandi poli museali: Europa e America del Nord. Dopo gli studi in Italia e Regno Unito, ha lavorato in istituzioni prestigiose come il British Museum e la National Gallery di Londra. Nel 2006 è diventato Chief Curator alla Dulwich Picture Gallery, specializzata in pittura antica. Il salto decisivo è arrivato nel 2011, con il trasferimento a New York, dove ha lavorato al Metropolitan Museum of Art e poi, dal 2014, alla Frick Collection. Qui, come Deputy Director e Chief Curator, ha guidato un importante restauro, che ha incluso lo spostamento temporaneo delle opere in un edificio disegnato da Marcel Breuer.
Il ritorno a Lisbona nel 2026 come direttore del Gulbenkian è una tappa fondamentale. La sua esperienza nel gestire rinnovamenti delicati e il rispetto per l’identità delle istituzioni saranno decisivi in questa nuova fase. Lo stesso Salomon ha sottolineato come il lavoro svolto a New York gli abbia fornito strumenti preziosi per affrontare il restauro e la riapertura del Gulbenkian, mantenendo un equilibrio tra innovazione e tutela del patrimonio.
Il restauro del museo, curato dagli architetti Frédéric Ladonne e Teresa Nunes da Ponte con la supervisione di Salomon, ha puntato a preservare l’identità dell’edificio costruito negli anni Sessanta. L’intervento ha migliorato l’esperienza dei visitatori senza stravolgere gli elementi architettonici essenziali, rispettando lo spirito con cui il museo è nato.
Un dettaglio significativo riguarda il mantenimento di elementi che oggi possono sembrare superati, come la moquette. Salomon è chiaro: non si tratta di modernizzare a tutti i costi secondo mode passeggere, ma di salvaguardare ciò che rende unico l’edificio e la sua epoca. Un approccio già sperimentato alla Frick Collection e ora applicato al Gulbenkian, che punta a rinnovare senza cancellare la storia. Il museo diventa così non solo custode di opere d’arte, ma un luogo che offre un’esperienza globale, immersiva e fedele al suo tempo.
La sfida è trovare un equilibrio tra il rispetto per l’architettura moderna e le nuove esigenze di fruizione culturale, garantendo che il museo resti vivo e dialoghi con il pubblico contemporaneo. Così il Gulbenkian si conferma una realtà centrale nel panorama culturale di Lisbona, integrata nel tessuto urbano e sociale della città.
Durante la sua direzione curatoriale alla Frick Collection, Salomon ha introdotto elementi contemporanei in un contesto tradizionale. Il progetto “Living Histories” ne è un esempio: opere di artisti contemporanei di New York messe accanto ai capolavori della collezione, per stimolare nuove riflessioni su temi come identità e genere.
Questa apertura ha offerto una lettura diversa della collezione, abbattendo barriere tra passato e presente e proponendo una visione più inclusiva. Un’esperienza innovativa in un museo storicamente conservatore, possibile grazie al sostegno della direzione e delle istituzioni. Pur non essendo un modello replicabile ovunque, Salomon tiene in considerazione questa esperienza per il Gulbenkian, rispettando però la specificità del museo e la distinzione con il Centro de Arte Moderna , che si occupa di arte contemporanea.
Il museo non è un’isola: fa parte di un ecosistema culturale che include il CAM e il Dipartimento di Musica della Fondazione Gulbenkian. Salomon ha sottolineato l’importanza di lavorare in sinergia, coinvolgendo sia l’arte contemporanea sia altre forme espressive, come la musica. I responsabili delle varie divisioni stanno avviando collaborazioni per progetti comuni, arricchendo così l’offerta culturale della città.
Questa rete tra istituzioni non solo amplia il panorama culturale di Lisbona, ma aiuta a costruire un programma integrato, pensato per coinvolgere un pubblico più vasto e rafforzare l’identità culturale della capitale portoghese. La struttura unitaria della Fondazione facilita iniziative dove arte visiva, musica e altre discipline si intrecciano in modo innovativo.
Al centro del progetto di Salomon c’è l’ambizione di far crescere Lisbona come capitale culturale europea, con un’offerta museale di livello internazionale. Nonostante il patrimonio ricco e variegato, il museo soffre la scarsa presenza di turisti che visitano le sue collezioni, spesso messe in secondo piano rispetto alle attrazioni tipiche come il mare, la cucina o il fado.
Per cambiare rotta, il Gulbenkian ha stretto accordi con altre istituzioni cittadine e musei stranieri. La natura cosmopolita della collezione, che spazia dall’arte egizia a quella cinese e giapponese, apre molte porte a collaborazioni. È già in corso un dialogo con il Museo Egizio di Torino, con l’obiettivo di mettere Lisbona più saldamente sulla mappa culturale europea, grazie a scambi, prestiti e programmi condivisi.
Non basta attrarre visitatori stranieri: il museo deve fare breccia anche nella comunità locale. Molti abitanti di Lisbona non frequentano regolarmente il Gulbenkian. Per Salomon è fondamentale che il museo si senta vicino alla città, offrendo un accesso reale a culture diverse attraverso le sue collezioni.
Si stanno studiando strategie per aumentare l’accessibilità e la partecipazione dei cittadini. Il valore culturale del museo si misura anche nel suo ruolo sociale: un luogo dove la cultura diventa incontro e dialogo quotidiano con chi vive la città, dai residenti ai turisti. Rafforzare questo senso di appartenenza aiuterà a rendere il museo un’istituzione viva e dinamica.
Tra le curiosità emerse nelle conversazioni con Salomon c’è la sua passione per la bibliofilia. La biblioteca della Fondazione Gulbenkian custodisce volumi rari, tra cui antichi cataloghi museali che lo affascinano particolarmente. Pur avendo appena trasferito una grande collezione da New York, continua a coltivare il sogno di arricchire la sua biblioteca personale con testi di valore storico e scientifico.
Il direttore condivide anche l’entusiasmo per la scoperta del territorio portoghese. Ha visitato l’Alentejo, colpito dalla bellezza di palazzi e chiese barocche, e si è spinto fino alle Azzorre, ammirandone natura e architettura. Per lui il viaggio è essenziale: incontrare culture e luoghi diversi nutre la ricerca e arricchisce la visione curatoriale da portare alle collezioni museali.
Il Museo Calouste Gulbenkian si avvia così a un nuovo capitolo, con un direttore che unisce esperienza internazionale, rispetto per la storia e apertura al futuro, in una Lisbona che guarda avanti con fermento culturale.
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