Varcare la soglia della Casa Museo di Giorgio Morandi a Grizzana, per poi spostarsi nella sua abitazione bolognese di Via Fondazza, è come attraversare due epoche che dialogano senza sosta. Evgeny Antufiev, nato nel 1986 a Kyzyl, non si limita a omaggiare Morandi: le sue due mostre intrecciano un confronto vivo e pulsante con il maestro. Qui, la pulizia e l’ordine delle nature morte di Morandi si scontrano e si fondono con una materia che sfida la percezione comune. Il risultato? Un’esperienza che ribalta le aspettative e invita a guardare oltre la superficie, scavando nel cuore stesso dell’arte.
La Casa Museo a Grizzana sembra ferma nel tempo. Ogni oggetto, ogni mobile, ogni dettaglio porta con sé l’eco delle giornate di Morandi e delle sue sorelle. L’installazione di Antufiev, “Luce congelata”, nasce proprio da questa atmosfera intima, senza mai invadere lo spazio, ma fondendosi con la sensibilità della casa.
Il materiale scelto è l’alluminio, che riflette la luce in modo tenue e opaco, ricordando le superfici impolverate degli oggetti originali. A questo si aggiungono elementi in argento, piombo, bronzo e lapislazzulo, che richiamano un immaginario antico e rituale. Il risultato sono forme enigmatiche, quasi provenienti da una civiltà perduta, difficili da decifrare a prima vista.
Antufiev non vuole stravolgere lo spazio. Il suo intervento rispetta quella “malinconia trattenuta” e la spiritualità silenziosa che permeano ogni stanza, mantenendo intatta la dimensione raccolta e protetta della casa storica.
Nel secondo appuntamento, “Luce che proietta ombra”, Antufiev si concentra su un aspetto meno noto di Morandi: le incisioni. Qui emerge un’oscurità potente e inaspettata, che diventa la chiave per una mostra in cui gli oggetti – mosaici e sculture – si caricano di una pesantezza sia fisica che concettuale.
La materia cambia radicalmente: si passa al bronzo, alla pietra e a superfici opache, dando vita a forme monumentali che riempiono lo spazio senza cercare di conciliarsi con la delicatezza delle opere originali. Il risultato è una tensione forte, un contrasto netto che sottolinea la distanza fra i due linguaggi artistici.
Questo “peso” diventa simbolo di una doppia presenza, un confronto che organizza lo spazio intorno a due poli opposti. Ne nasce un dialogo senza compromessi, che aiuta a vedere Morandi con occhi nuovi, più intensi e concreti.
Il progetto complessivo si presenta come un luogo dove forze opposte convivono senza cercare una sintesi definitiva. Lo scontro tra epoche, sensibilità e modi di esprimersi così diversi spinge chi visita a mettere in discussione ciò che si crede di sapere sulle opere e sui loro significati.
La differenza diventa così uno strumento per indagare il mistero della presenza degli oggetti nel mondo e per allargare lo sguardo oltre le abitudini consolidate. Alla fine, l’esperienza invita a ripensare Morandi non come un’icona immutabile, ma come punto di partenza per esplorazioni nuove.
Le due mostre restano aperte fino al 13 settembre 2026, offrendo un’occasione rara per immergersi in un dialogo vivo tra arte del Novecento e contemporanea, nel cuore di Bologna e di Grizzana Morandi.
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