Il Made in Italy non è solo un’etichetta di prestigio, dice Matteo Lunelli, amministratore delegato del Gruppo Lunelli. Dietro quel nome, c’è molto di più: un intreccio di tradizione, artigianato e tecnologia che va oltre le singole eccellenze. Non si tratta di sommare qualità isolate, ma di tessere una rete viva, fatta di moda, design, vino, cultura e territorio. È proprio questa connessione, basata su un capitale umano artigiano unico, a rappresentare la vera forza competitiva dell’Italia oggi, capace di creare valore in modo sostenibile.
Il Gruppo Lunelli è un punto di riferimento nel mondo dell’eccellenza enogastronomica italiana. Matteo Lunelli, nato nel 1974 e nominato Cavaliere del Lavoro nel 2024, ha saputo coniugare tradizione e innovazione. Tra i suoi marchi più noti ci sono Ferrari Trento, simbolo dello spumante italiano, Surgiva, l’acqua minerale delle Dolomiti, Bisol1542, nome di punta per il prosecco Superiore di Valdobbiadene, e Tassoni, celebre per la storica cedrata. Il gruppo racconta un legame profondo tra territorio, competenze artigiane e attenzione alla qualità.
Ma non si tratta solo di produrre: il Gruppo punta anche sulla sostenibilità, sulla formazione dei giovani e sulla costruzione di reti culturali. Una visione integrata che lega il business al tessuto sociale e ambientale del territorio.
Negli ultimi anni il settore del lusso italiano ha cambiato passo. Le grandi maison non si limitano più a vendere prodotti, ma investono in hotel, ristoranti, design. L’obiettivo è offrire esperienze complete, che accompagnino il cliente in un viaggio sensoriale e culturale. Prada con Marchesi o LVMH con Cova sono esempi concreti di questa strategia, che crea nuovi punti di contatto tra prodotto e stile di vita.
Il valore si sposta dall’oggetto singolo all’esperienza globale. Moda, vino, ospitalità e cultura si fondono in un unico ecosistema, capace di costruire rapporti solidi con clienti sempre più esigenti. Lunelli sottolinea che questo cambiamento riguarda anche i manager: servono competenze diverse e team che lavorano insieme, un modello che Altagamma sostiene per mantenere alta la qualità del sistema produttivo italiano.
Per Lunelli, il vero valore del Made in Italy sta nell’immagine complessiva che il consumatore internazionale ha dell’Italia. Chi compra un prodotto italiano non acquista solo un bene, ma un pezzo di storia, cultura, paesaggio e maestria artigiana. Questa immagine non nasce da singole aziende, ma da un capitale reputazionale condiviso, costruito con comportamenti coerenti.
Il segreto? Il “talento nelle mani”. Non bastano brevetti o marchi: ciò che conta sono le competenze artigiane – dall’orafo al vetraio, dal marmista al vignaiolo – tramandate di generazione in generazione. Questo patrimonio intangibile è unico e difficile da imitare, un vero vantaggio competitivo per il Paese.
Conoscere l’artigianato non basta senza un ricambio generazionale solido. Lunelli promuove “Adotta una scuola”, un progetto che mette in contatto istituti tecnici e aziende di Altagamma, per rafforzare la formazione professionale e valorizzare le vocazioni. Serve rispondere a una domanda crescente di figure specializzate.
Il rischio di perdere competenze artigiane richiede un piano nazionale dedicato al “saper fare”, che riconosca e sostenga i maestri artigiani, aprendo la strada a formazione e innovazione. Il territorio gioca un ruolo chiave: non è solo il luogo della produzione, ma un’infrastruttura fatta di conoscenze, reti sociali e cultura manifatturiera. Dalla Motor Valley emiliana alla Brianza del design, dai distretti del vino a quelli della pelle in Toscana, l’integrazione tra impresa, scuola e comunità crea un capitale collettivo insostituibile e difficile da spostare altrove.
Lunelli sottolinea che la successione nelle aziende di famiglia è una questione complessa, che richiede tempo, metodo e regole chiare. Nel suo caso, i Patti di Famiglia hanno aiutato a mettere nero su bianco accordi e visioni condivise, trasformando ciò che era implicito in un bene comune. Questo lavoro preparatorio permette di affrontare meglio i momenti difficili.
Ma prima delle norme ci sono i valori. L’azienda è vista come un patrimonio collettivo, non come un bene privato da disporre a piacimento. I leader familiari sono custodi temporanei di un’eredità che va oltre l’aspetto economico, con responsabilità verso lavoratori, territorio e generazioni future. Così si costruisce un modello organizzativo basato su visione e identità.
Secondo Lunelli, la differenza tra capitale familiare e private equity non è questione ideologica, ma pratica: si tratta di capitale paziente contro capitale opportunistico. Oggi, in un mercato globale, la crescita di qualità richiede investitori e manager con una visione a lungo termine. Nel vino, per esempio, un vigneto ha bisogno di anni per maturare e un marchio di decenni per affermarsi.
Il tempo non è un costo da tagliare, ma parte integrante del valore industriale. Le aziende che vogliono durare hanno bisogno di partner finanziari orientati alla sostenibilità e alla crescita organica. Questo approccio riflette uno sviluppo industriale che punta su capacità manageriali e internazionalizzazione, andando oltre il semplice ritorno economico immediato.
Lunelli vede la sostenibilità non come un limite o una moda, ma come parte integrante della qualità produttiva. L’esperienza di Equalitas, nata con Bisol1542, ha dimostrato che ambiente, responsabilità sociale e buona governance possono convivere in un unico standard certificabile. La sfida è rendere questi criteri chiari e desiderabili per il consumatore, rafforzando la fiducia.
Il dibattito non deve fermarsi a biologico o convenzionale, ma concentrarsi sul valore a lungo termine, mantenendo l’equilibrio tra territorio, lavoratori e mercato. Le imprese che credono nella sostenibilità spesso ottengono risultati migliori, perché questa completa e rafforza la qualità.
La riflessione di Lunelli va oltre il vino o un singolo settore. Il Made in Italy è un modello che unisce cultura, impresa, finanza, territorio e formazione. Il vero limite dell’Italia non sono i marchi di eccellenza, ma la difficoltà a costruire sistemi industriali con massa critica senza perdere identità.
Il Made in Italy è una metodologia: trasforma cultura in economia, territorio in valore, artigianato in innovazione. Il futuro della sua competitività dipende dalla capacità di trasmettere competenze, visione e responsabilità alle nuove generazioni, mantenendo vivo un capitale umano unico in Europa. Questa visione rende il capitalismo italiano originale e sostenibile, a patto che il sistema continui a rinnovarsi e non si fermi a vivere di rendita sul passato.
“Voglio un Rock” non è solo una canzone, ma un urlo che nasce da dentro.…
«Non si viaggia per cambiare luogo, ma per cambiare se stessi», scriveva una volta un…
La realtà supera la finzione, diceva qualcuno. Ed è proprio questa verità a emergere con…
C’è qualcosa di speciale nel ritagliarsi un momento di silenzio quando l’afa comincia a cedere.…
Immaginate di svegliarvi un mattino e scoprire, senza alcuna spiegazione, di essere circondati da un…
Milano, 1913: nasce Giannina Censi, figlia d’arte, cresciuta tra le note di suo padre Carlo,…