Nel giardino dell’Accademia Carrara, a Bergamo, una donna e un leone si guardano in silenzio. Non sono animali qualunque, né personaggi di una favola: rappresentano La Forza, l’arcano XI dei tarocchi, ripensata da Chiara Camoni, artista piacentina scoperta alla Biennale di Venezia. Dopo la chiusura della grande mostra dedicata ai tarocchi, questa installazione emerge come un sussurro misterioso, un dialogo inatteso tra arte e natura. Camoni rompe gli schemi classici, regalandoci una visione nuova e intensa di un simbolo antico.
Di solito, la carta de La Forza mostra una persona che domina il leone, lo trattiene o ne chiude la bocca con la forza delle mani. Camoni rovescia tutto questo. Nel giardino dell’Accademia Carrara, la donna e il leone stanno fianco a fianco, guardano nella stessa direzione, immersi in un cerchio di alberi antichi. Non c’è lotta, ma una calma profonda, un equilibrio pacifico. Entrambi i volti, umano e animale, hanno tratti femminili, un gesto che avvicina la natura selvaggia alla sensibilità umana. La scena sembra un rito antico, quasi una cerimonia che invita chi guarda a entrare in relazione con l’opera, non solo a osservarla. Qui femminilità e ferinità si fondono in un legame di fratellanza e protezione reciproca. Non è più dominio, ma affinità. Un invito a ripensare la forza come complicità e armonia tra esseri diversi, un’interpretazione fresca che rinnova il simbolismo classico della carta.
Gran parte della forza di questa installazione viene dalla materia usata: la terra nera. Camoni la lavora con la tecnica del colombino, costruendo la forma con strati di argilla sovrapposti dal basso verso l’alto. Il risultato è una superficie increspata, irregolare, che sembra respirare. La terra non è solo un supporto, ma un elemento vivo che unisce le figure tra loro e le lega al giardino. L’opera celebra così un legame profondo con la natura che la circonda, portando alla luce sensazioni silenziose e antiche. La finitura grezza, volutamente imperfetta, richiama la scultura moderna e in particolare Medardo Rosso, maestro capace di trasmettere emozioni attraverso superfici materiche e luminose. Camoni trova così un equilibrio tra tradizione e contemporaneità, tra scultura e natura, dando vita a una storia che si muove tra ciò che si vede e ciò che si sente.
L’opera di Camoni non è un episodio isolato, ma il primo passo di “Figure nel Paesaggio”, un progetto triennale curato da Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato. L’idea è portare la scultura contemporanea all’aperto, trasformando i Giardini PwC dell’Accademia Carrara in un luogo dove arte e città si incontrano. Come sottolinea Elena Carnevali, presidente della Fondazione Accademia Carrara e sindaca di Bergamo, si vuole valorizzare “un’area oggi aperta e ben vissuta”, arricchendola con opere che stimolano curiosità e un modo nuovo di vivere il museo. Dopo Camoni, nel 2027 arriverà Paolo Icaro, seguito nel 2028 da Alessandro Pessoli. Sempre nel 2028 torneranno due sculture seicentesche, Marte e Minerva, restaurate e di proprietà del fondatore Giacomo Carrara. L’iniziativa si inserisce in una tradizione di spazi verdi dedicati alla scultura, come il Cortile del Belvedere a Roma, il Sacro Bosco di Bomarzo o il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint-Phalle. Un’occasione per ripensare il rapporto tra opera d’arte, ambiente e pubblico.
Chiara Camoni spiega come è cambiata la sua idea durante il lavoro: “La carta tradizionale mostra una donna che chiude o apre la bocca di un leone o di una leonessa. Modellando, ho visto che mano e bocca non sono due cose separate, ma parti di un’unica materia viva, che sembra fiorire e bruciare insieme.” Così l’opera abbandona l’immagine classica per dare spazio a un’idea più fluida e complessa. La forza non è più scontro, ma un’energia interna, condivisa. Camoni si allontana dalla simbolica aggressività, offrendo una scultura in cui coesistenza e complicità sono al centro del messaggio. Il tarocco non resta imprigionato nei suoi codici, ma dialoga con il presente, la natura e l’esperienza diretta di chi guarda.
Questa installazione segna un momento importante per Bergamo e il suo museo. È un segno concreto dell’impegno a far dialogare arte contemporanea e patrimonio culturale. Con quest’opera, Chiara Camoni riscrive il senso di una carta famosa, trasformandola in un racconto di pace, forza condivisa e inattesa quiete. Il giardino dell’Accademia Carrara diventa così un palcoscenico dove forma e materia, umanità e natura si incontrano e si fondono in un’esperienza nuova, visiva e sensoriale.
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