Il sipario si è chiuso sul 79° Festival di Cannes con un mix di applausi e silenzi carichi di pensieri. Al Grand Théâtre Lumière, sotto lo sguardo attento della giuria guidata da Park Chan-wook, sono emersi film che non si limitano a raccontare, ma gridano le tensioni del nostro tempo: guerre lontane e vicine, scontri culturali, drammi sociali che pesano come macigni. Sulla Croisette, a trionfare, sono state storie che scavano a fondo nelle ferite aperte dell’Europa e del mondo intero, senza paura di mettere a nudo le divisioni che ci attraversano.
La Palma d’Oro è andata a Fjord, il nuovo film del regista romeno Cristian Mungiu, che torna a Cannes con un premio prestigioso dopo quasi vent’anni dal successo di “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”. Ambientato tra i paesaggi aspri della Norvegia, il film racconta la storia di una famiglia evangelica romena alle prese con le autorità locali, intervenute per presunti metodi educativi troppo rigidi.
Mungiu affronta temi delicati come la religione, l’integrazione e lo scontro tra valori tradizionali e società moderna, evitando facili semplificazioni. Il film invita a riflettere sulle radici del fanatismo e sui rischi della radicalizzazione in un’Europa sempre più divisa. Sebastian Stan e Renate Reinsve guidano il cast, accolti da una standing ovation alla première. Nel discorso di ringraziamento, Mungiu ha lanciato un messaggio chiaro: superare ogni forma di fondamentalismo, in un momento storico segnato da forti tensioni culturali.
Tra i film più discussi e politicamente intensi, Minotaur di Andreï Zviaguintsev si è aggiudicato il Grand Prix. La pellicola, ambientata nella Russia contemporanea, racconta il lento declino morale di un dirigente d’azienda che guarda impotente il proprio paese segnato da repressioni e dalla guerra in corso. Zviaguintsev ha evitato stereotipi, offrendo una visione complessa e profonda della realtà russa.
Sul palco, il regista ha rivolto un accorato appello contro il conflitto in Ucraina, sottolineando il ruolo del cinema come testimonianza e forma di resistenza. Il film supera la cronaca per dipingere un quadro universale delle crisi delle società moderne, spingendo lo spettatore a riflettere sulle conseguenze umane delle tensioni geopolitiche.
Il premio per la miglior regia è stato diviso tra due opere diverse ma unite dalla forza del racconto. Javier Calvo e Javier Ambrossi hanno vinto per La Bola Negra, un film che mescola melodramma e tematiche queer nella Spagna di un passato repressivo. Un’opera che esplora l’identità e la lotta contro la discriminazione, intrecciando storie personali e contesto storico.
A condividere il premio è stato Pawel Pawlikowski con Fatherland, un lavoro intenso e visivamente rigoroso. Il suo film racconta l’Europa ferita attraverso un dramma intimo, metafora di un continente segnato da divisioni profonde. La memoria storica e le identità culturali emergono con forza, dando vita a un’opera meditativa e potente.
Emmanuel Marre ha conquistato il premio per la miglior sceneggiatura con A Man of His Time , un racconto che intreccia ambizione personale e dramma storico nella Francia occupata dal regime di Vichy durante la Seconda guerra mondiale. La storia segue uno scrittore convinto che il suo manoscritto possa influenzare il destino morale del paese, affrontando temi difficili come collaborazionismo e responsabilità individuale.
Il film offre un quadro complesso di scelte personali in un contesto opprimente, spingendo a riflettere sul sottile confine tra sopravvivenza e complicità. La sceneggiatura si distingue per la sua capacità di unire fatti storici e vicende intime di un intellettuale alle prese con dilemmi etici profondi.
Il premio per la miglior attrice è stato diviso tra Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi, che racconta il legame profondo tra due donne segnate da un trauma improvviso. Il film esplora la complessità delle relazioni umane nei momenti di crisi, e le interpretazioni hanno toccato il pubblico per la loro intensità.
Tra gli attori protagonisti, il premio è andato a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont. Una storia d’amore tormentata tra due giovani soldati durante la Prima guerra mondiale, che mette in luce le ferite psicologiche della guerra e la forza dei sentimenti che resistono alle atrocità. Le performance si sono distinte per autenticità e sensibilità.
Il Premio della Giuria è andato a Das Geträumte Abenteuer di Valeska Grisebach, che racconta la vita al confine tra Bulgaria, Grecia e Turchia. La protagonista, un’archeologa, si trova coinvolta suo malgrado in reti criminali locali, affrontando tensioni culturali e politiche radicate in territori complessi e spesso dimenticati.
Durante la cerimonia è stata anche consegnata la Palma d’Oro onoraria a Barbra Streisand. L’attrice, assente per un infortunio, ha visto il premio ritirato da Isabelle Huppert, a testimonianza di un legame forte e trasversale tra generazioni di grandi protagonisti del cinema mondiale.
Nella sezione Un Certain Regard il premio principale è andato a Everytime di Sandra Wollner, un dramma psicologico che affronta con originalità temi legati all’identità personale. Il film è stato apprezzato per la sua capacità di raccontare conflitti interiori universali con una narrazione coinvolgente.
Il Premio della Giuria è stato assegnato a Elephants in the Fog di Abinash Bikram Shah, opera prima ambientata in Nepal, capace di immergere lo spettatore in un contesto poco conosciuto. Louis Clichy ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria per Iron Boy, mentre i premi attoriali sono andati a Bradley Fiomona Dembeasset per Congo Boy e al trio Marina de Tavira, Daniela Marín Navarro e Mariangel Villegas per Siempre Soy Tu Animal Materno.
La Caméra d’Or, dedicata alla miglior opera prima, è stata assegnata a Ben’Imana di Marie-Clémentine Dusabejambo, primo film ruandese in selezione ufficiale a Cannes. Un riconoscimento importante che mette in luce nuove voci e cinematografie meno rappresentate.
Il miglior cortometraggio è stato Para los Contrincantes di Federico Luis. Nel concorso parallelo La Cinef, dedicato ai corti degli studenti, il primo premio è andato a Laser-Gato di Lucas Acher. Al secondo posto Silent Voices di Nadine Misong Jin, mentre il terzo premio è stato diviso tra Aldrig Nok di Julius Lagoutte Larsen e Growing Stones, Flying Papers di Roozbeh Gezerseh e Soraya Shamsi.
– Palma d’Oro: Fjord di Cristian Mungiu
– Grand Prix: Minotaur di Andreï Zviaguintsev
– Premio della Giuria: Das Geträumte Abenteuer di Valeska Grisebach
– Miglior regia : Javier Calvo e Javier Ambrossi per La Bola Negra; Pawel Pawlikowski per Fatherland
– Miglior sceneggiatura: Emmanuel Marre per A Man of His Time
– Miglior attrice : Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden
– Miglior attore : Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward
– Palma d’Oro cortometraggi: Para los Contrincantes di Federico Luis
– Un Certain Regard: Everytime di Sandra Wollner
– Premio della Giuria – Un Certain Regard: Elephants in the Fog di Abinash Bikram Shah
– Premio Speciale della Giuria – Un Certain Regard: Iron Boy di Louis Clichy
– Miglior attore – Un Certain Regard: Bradley Fiomona Dembeasset per Congo Boy
– Migliori attrici – Un Certain Regard: Marina de Tavira, Daniela Marín Navarro e Mariangel Villegas per Siempre Soy Tu Animal Materno
– Caméra d’Or: Ben’Imana di Marie-Clémentine Dusabejambo
– La Cinef – Primo premio: Laser-Gato di Lucas Acher
– La Cinef – Secondo premio: Silent Voices di Nadine Misong Jin
– La Cinef – Terzo premio ex aequo: Aldrig Nok di Julius Lagoutte Larsen; Growing Stones, Flying Papers di Roozbeh Gezerseh e Soraya Shamsi
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