La vera maturità non si misura solo con i voti, diceva Cicerone rivolgendosi al giovane Marco Celio Rufo, quasi duemila anni fa. Oggi, quella stessa idea torna a farsi strada nel dibattito sull’esame di maturità 2024. Daniele Michienzi, docente e appassionato di latino, non si limita a insegnare una lingua antica: nel suo nuovo libro Latin Lover prova a dimostrare come il passato possa ancora parlare al presente, e persino influenzarlo. Al centro della discussione, la nuova riforma dell’esame che introduce un indicatore per valutare la “maturità” degli studenti, una novità che ha scatenato reazioni di ogni tipo tra insegnanti, ragazzi e famiglie. Michienzi parte da quel discorso romano per proporre una riflessione che va oltre i numeri e i giudizi scolastici.
La maturità 2024 introduce un cambiamento importante: un indicatore che non si limita a valutare le conoscenze, ma cerca di misurare la crescita personale e intellettuale dello studente. Il Ministero dell’Istruzione ha stabilito che i commissari devono tenere conto di questo parametro per assegnare il voto finale, andando oltre le prove scritte e orali.
L’idea è valorizzare competenze trasversali come il pensiero critico, la responsabilità e la consapevolezza di sé. Ma la novità non è stata accolta senza riserve. Molti insegnanti temono che si rischi un giudizio troppo formale, che possa penalizzare chi, pur con risultati concreti, non rientra nei rigidi schemi di “comportamento adulto”.
Questo indicatore vuole misurare qualcosa di più complesso del sapere tecnico: la capacità di affrontare l’incertezza, di scegliere con consapevolezza, di bilanciare emozioni e ragione. Un compito delicato, specie in un’età come l’adolescenza, dove la crescita non è lineare e i momenti di “immaturità” sono parte naturale del percorso.
Nel suo libro, Michienzi riprende con attenzione un celebre discorso di Cicerone in difesa di Marco Celio Rufo, un giovane che aveva bisogno di comprensione. L’oratore non si limita a lodarne le virtù, ma invita a essere più indulgenti con la gioventù, a concedere “qualcosa” a chi è ancora in crescita.
Secondo Michienzi, questo gesto di apertura è fondamentale. Cicerone mette in guardia dall’idea di ridurre tutto alla “derecta ratio”, cioè alla ragione sempre ferma e controllata, quella stessa che oggi gli esaminatori devono certificare con un voto. Se applicata in modo troppo rigido, questa esigenza rischia di soffocare la libertà e la creatività tipiche dell’adolescenza.
Richiamare l’oratoria latina serve a proporre una visione di maturità più ampia, che sappia includere dubbi, tentativi ed errori. Michienzi invita a trovare un equilibrio tra disciplina e flessibilità, rigore e umanità, per una valutazione più giusta e realistica.
Il libro non è solo un inno al latino, ma un invito a vedere nelle lingue classiche uno strumento per affrontare le sfide di oggi. Il latino, con i suoi duemila anni di storia, aiuta a sviluppare ordine mentale, capacità di analisi e una solida consapevolezza storica.
Queste competenze sono preziose per gli studenti, soprattutto in un mondo che chiede sempre più adattabilità e spirito critico. Imparare il latino non è solo un esercizio di grammatica o memoria: è una palestra per il pensiero, per le emozioni, per capire meglio se stessi e gli altri. Un messaggio importante, proprio mentre si discute su come valutare i giovani all’esame di maturità.
Il nodo centrale del dibattito resta il confronto tra il nuovo e la tradizione. L’introduzione di strumenti per misurare la maturità complessiva degli studenti segna la volontà di superare il semplice nozionismo. Ma serve attenzione a non ridurre la complessità della crescita a numeri e tabelle.
L’esperienza di Michienzi ci ricorda che la scuola deve essere anche un luogo dove si coltivano i dubbi, le contraddizioni e la voglia di scoprire tipiche dell’adolescenza. Un ambiente che deve saper bilanciare l’urgenza di preparare i ragazzi al mondo adulto con il rispetto per le fasi di incertezza che attraversano.
Il nuovo indicatore va visto proprio in questo quadro: non come una formula da applicare a ogni costo, ma come uno spunto per riflettere sul ruolo della scuola e su quello dei commissari chiamati a certificare una maturità che non è mai lineare, ma fatta di tante sfumature.
Il dibattito resta aperto. Le parole di Michienzi, intrecciando passato e presente, offrono un contributo prezioso per l’esame di maturità 2024 e, più in generale, per la cultura e la formazione dei giovani di oggi.
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