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Rinascita del Castello di Sammezzano vicino Firenze: i giardini orientali tornano a vita con l’architetto Tommaso del Buono

Nel cuore delle dolci colline del Valdarno fiorentino, a pochi passi da Leccio, si erge il Castello di Sammezzano: un gioiello architettonico che sembra trasportarti in un racconto d’Oriente. Le sue cupole colorate e gli archi elaborati, vivi e vibranti, risaltano con forza nel verde toscano, attirando lo sguardo di chiunque passi da quelle parti. Costruito nell’Ottocento, questo castello non è certo una presenza comune nel panorama italiano: un edificio sospeso tra il fascino di un passato dimenticato e la speranza di un futuro fatto di restauri e rinascita culturale. Dietro quelle mura si cela una storia ricca, fatta di personaggi e vicende che hanno lasciato un segno ben oltre i confini del territorio.

Una storia lunga e fatta di cambiamenti

La tenuta di Sammezzano ha radici che affondano ben prima dell’attuale castello. L’area era già abitata in epoca romana, come dimostrano alcuni reperti archeologici, e secondo alcune tracce medievali, pare che persino Carlo Magno vi abbia transitato durante un viaggio verso Roma. Nei secoli, la proprietà è passata di mano tra alcune delle famiglie più importanti di Firenze: prima gli Altoviti, poi i Medici, fino ai Panciatichi Ximenes d’Aragona nel XIX secolo.

Fu proprio questa ultima famiglia a cambiare radicalmente il volto della tenuta. Fino alla prima metà dell’Ottocento, al posto del castello c’era una grande fattoria risalente al 1605. Nel 1853, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona diede il via a un progetto ambizioso che durò quasi quarant’anni. Ispirato dall’orientalismo, moda culturale allora molto diffusa in Europa, ridisegnò la residenza trasformandola in un esempio unico di architettura moresca.

Ogni stanza fu pensata come un piccolo mondo a sé: la Sala d’ingresso, il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo si distinsero per gli stucchi, le ceramiche e i mattoni colorati, realizzati sul posto da artigiani specializzati. L’edificio si fece sempre più complesso e suggestivo, con la torre centrale completata nel 1889. Sammezzano divenne una residenza di prestigio, tanto che nel 1878 vi fece visita Umberto I. Intorno al castello fu creato un parco monumentale con specie rare e un disegno paesaggistico pensato per armonizzarsi con il paesaggio delle colline.

Dal lusso all’abbandono: il declino nel secolo scorso

Nel Novecento, Sammezzano visse alti e bassi. Dopo la Seconda guerra mondiale, il castello fu trasformato in un hotel di lusso e ospitò anche alcune riprese cinematografiche, guadagnandosi una nuova forma di notorietà, diversa da quella aristocratica di un tempo. Ma la gestione alberghiera non riuscì a mantenere l’edificio nelle condizioni necessarie.

Con il passare degli anni, il castello cadde in rovina. Alla fine del secolo scorso, fu venduto all’asta e da allora iniziò un lungo periodo di abbandono. Negli anni seguenti, si susseguirono appelli e mobilitazioni per salvare questo patrimonio culturale. Dal 2015 Sammezzano è diventato il simbolo di una battaglia collettiva per proteggere arte e storia.

L’edificio è finito nella Lista Rossa di Italia Nostra, riconosciuto come bene in grave pericolo. Europa Nostra, l’organizzazione europea per la tutela dei beni culturali, lo ha inserito tra i siti più minacciati del continente. Nel 2016, Sammezzano ha ottenuto il primo posto nel censimento “I Luoghi del Cuore” promosso dal Fondo per l’Ambiente Italiano, con oltre cinquantamila voti. Nonostante tutto questo interesse, per anni il castello è rimasto chiuso o aperto solo saltuariamente, mentre aste e progetti mai conclusi ne bloccavano la rinascita.

Sammezzano riparte: investimenti e cura dei giardini storici

Il 2025 apre un nuovo capitolo per Sammezzano. La proprietà è passata alla famiglia dell’imprenditore Giorgio Moretti, che ha già annunciato un investimento complessivo di circa cinquanta milioni di euro per il restauro del castello e dell’intera tenuta. Questo ha riportato l’attenzione su una delle dimore più particolari d’Italia, dando il via a un piano strutturato di recupero.

Il primo intervento riguarderà i giardini storici intorno all’edificio. I lavori per la riqualificazione dei 160 ettari di parco dovrebbero partire a giugno 2026. L’obiettivo è restituire al parco la sua funzione originaria, quella di spazio da vivere, parte integrante dello spirito del luogo.

A guidare questa fase sono professionisti con una lunga esperienza nel verde. Il masterplan paesaggistico è affidato a Maximilian Francis Fane, genero di Moretti e membro di una famiglia inglese con solide radici nel landscaping. Fane fa parte della Nature Group, una delle società più importanti del Regno Unito per la valorizzazione degli spazi verdi. Collabora con lui l’architetto fiorentino Tommaso del Buono, attivo anche a Londra e già legato professionalmente alla famiglia Fane.

La nuova visione dei giardini nasce dall’incontro di due tradizioni: la botanica toscana e la sensibilità paesaggistica inglese. L’idea è di richiamare la visione scientifica e sperimentale degli Ximenes Panciatichi, che nell’Ottocento trasformarono Sammezzano in un laboratorio artistico e naturalistico. Il risultato sperato è un mix di piante mediterranee e atmosfere da cottage inglese, riportando il castello a essere un luogo di grande valore paesaggistico e culturale.

Redazione

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