# Un cane sotto processo in Svizzera: sembra una scena da film, invece è realtà
Cosmos, un quattro zampe al centro di un caso giudiziario insolito, ha scosso una piccola comunità elvetica. Laetitia Dosch, al debutto come regista e protagonista, racconta la storia di Avril Lucciani, un’avvocatessa che sceglie cause difficili, spesso perse, ma che per lei rappresentano una sfida e un modo per ritrovarsi. Tutto parte da un episodio curioso e intenso: difendere un cane accusato di aggressione contro delle donne. Da qui emergono riflessioni profonde sulla natura umana e sulle leggi che la governano.
Dietro l’apparenza quasi surreale di “Un cane a processo” si nasconde un ritratto a tratti toccante di Avril Lucciani, una legale che non si tira indietro davanti a cause complicate, quasi sempre destinate a fallire, mettendo così a dura prova la sua carriera e il rapporto con il suo capo. Laetitia Dosch, che interpreta anche la protagonista, dà vita a una donna sensibile, sospesa tra la determinazione e il dubbio. La trama si infittisce quando Avril decide di difendere Cosmos, il cane che ha morso tre donne e rischia di essere abbattuto.
Scegliere un caso così fuori dal comune permette al film di mostrare il mondo della giustizia da un’angolazione nuova, portando sullo schermo una Svizzera poco nota, dove legge, sentimenti e pregiudizi si intrecciano. Il processo diventa così una sorta di palcoscenico dove Avril non lotta solo per Cosmos, ma anche per ritrovare fiducia in se stessa e nel proprio ruolo. Il mix tra commedia e riflessione fa sì che la pellicola coinvolga senza mai scadere in banalità o stereotipi.
Il film affronta con delicatezza il rapporto complicato tra uomo e animale, mettendo a nudo dinamiche sociali difficili da accettare, come la sottile misoginia che attraversa la storia. Cosmos attacca solo donne, un dettaglio che lascia intuire un legame inquietante tra l’educazione data dal suo padrone, Dariuch , e antichi istinti di dominio maschile. Dariuch ha cresciuto Cosmos quasi come un figlio, senza però dargli regole, creando così un rapporto disfunzionale che sfocia in aggressioni mirate.
Il film fa notare anche come spesso gli animali vengano visti come estensioni dei loro proprietari, su cui scaricare tutte le colpe senza riconoscere l’essenza di esseri senzienti. La svolta arriva quando Avril ottiene che Cosmos sia presente fisicamente in tribunale, trasformando la battaglia legale in una satira della giustizia e, al tempo stesso, in una riflessione sulle nostre proiezioni sugli animali. L’intervento di Joachim, vicino di casa e testimone chiave, offre un punto di vista che smonta pregiudizi e mostra quanto la comunità influisca sul destino del cane.
Al centro del film c’è la lotta di Avril contro i cavilli legali per evitare che Cosmos venga abbattuto. La protagonista si immerge nello studio del comportamento del cane, con test e osservazioni, per capirne i limiti e dimostrarne il valore. Ma la partita si fa più dura quando entra in scena Rosaline Bruckenheimer, l’avvocato che rappresenta la vittima, segnata dagli attacchi.
Rosaline è un personaggio complesso: si porta dietro la vergogna per la cicatrice sul volto, ma sa anche di essere diventata il simbolo della “minaccia” rappresentata da Cosmos. Questo scontro mette in luce tensioni tra responsabilità personale e collettiva. Il confronto tra le due donne diventa così un duello etico e psicologico. Nonostante qualche momento grottesco, la regia di Dosch resta coerente nel tratteggiare personaggi intensi, alle prese con il desiderio di giustizia e la lotta per sopravvivere in un sistema rigido e spesso ingiusto.
Il momento decisivo arriva in fretta, con una sentenza che non lascia spazio a pause o dubbi. L’esito sorprende e costringe tutti a una presa di coscienza immediata e dolorosa. La frase finale “La morte cambia il destino di chi resta” risuona forte in aula e per le strade della città, un monito chiaro sulle conseguenze delle scelte, sia individuali che collettive.
Questo finale spoglia la storia di ogni ambiguità, aprendo la strada a una riflessione dura sulla responsabilità e sull’accettazione delle proprie azioni. “Un cane a processo” si fa notare per il modo in cui unisce ironia e critica sociale, offrendo uno sguardo fresco su temi di grande attualità. L’empatia resta il vero motore del film, che invita a guardare non solo al mondo animale, ma soprattutto alle nostre contraddizioni umane.
Il film, accolto con successo al Festival di Cannes, vede Laetitia Dosch in doppio ruolo, regista e attrice protagonista. Al suo fianco François Damiens, nei panni di Dariuch, e Anne Dorval, che interpreta l’avvocata Rosaline Bruckenheimer. Il cane Cosmos è Kodi, che conquista la scena con naturalezza, incarnando l’ambiguità di un personaggio che oscilla tra innocenza e colpa.
Distribuito da Academy Two, “Un cane a processo” è arrivato nelle sale il 2 aprile 2026, raccogliendo critiche miste ma apprezzamenti per originalità e coraggio. La pellicola si presenta come un piccolo gioiello che mescola dramma legale e commedia di costume, offrendo al pubblico uno spunto per riflettere sulle relazioni tra uomini e animali e sul senso della giustizia oggi.
Quando il sipario si è alzato sulla 78ª edizione del Festival di Cannes, è stato…
Settant’anni fa, a Milano, nasceva FrancoAngeli. Oggi, la casa editrice spegne 70 candeline e torna…
Novantacinque anni non si spengono con una semplice candela. Frassinelli, storica casa editrice del Gruppo…
Manca poco al 31 maggio 2026, quando il Centrale del Foro Italico a Roma si…
Freida McFadden non è solo un nome sulla copertina di un thriller psicologico di successo.…
Cinquanta ragazzi in marcia senza sosta, sorvegliati da occhi implacabili pronti a sparare al primo…