A Bergamo, fino al 4 ottobre, si può visitare una retrospettiva dedicata a Isaac Julien, artista che mescola cinema, musica e arte visiva in modo sorprendente. Proprio lì si concentrano le telecamere di Artbox, il programma di Sky Arte che martedì 28 aprile torna a raccontare le mostre più importanti d’Italia. Ma non è tutto: tra Venezia e Torino emergono nuove esposizioni che scavano nelle radici storiche e ridanno vita a epoche dimenticate. La puntata si chiude con un salto tra Londra e Firenze, dove una giovane artista spagnola si fa notare per la sua ricerca sul contemporaneo, mentre si approfondisce il Simbolismo, un movimento che ancora oggi affascina. Artbox si conferma così un appuntamento imprescindibile per chi vuole orientarsi nel vivace mondo dell’arte.
Protagonista dell’appuntamento è Isaac Julien, artista britannico che ha cambiato il modo di vivere lo spazio espositivo. Le sue cinque installazioni video multischermo, realizzate tra gli anni Novanta e oggi, sono in mostra a Gres Art 671, uno dei luoghi culturali più vivaci di Bergamo. I suoi lavori rompono la tradizionale freddezza del museo, trasformando la sala in un luogo dove passato e presente, immaginazione e realtà dialogano. Julien racconta temi, tecniche e la sua visione del museo come “spazio che riscrive il presente”. Accanto a lui, Francesca Acquati, General Manager di Gres Art 671, e Roberto Pesenti, presidente della struttura, sottolineano l’importanza di questa mostra per la città e oltre. Un’occasione per scoprire il video come linguaggio capace di attraversare diverse arti.
A Palazzo Ducale di Venezia si può visitare, fino a primavera inoltrata, “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”. L’acqua è il filo che lega queste due popolazioni preromane, entrambe legate a riti e luoghi sacri. La mostra raccoglie reperti preziosi – bronzetti, sculture, ex voto, gioielli – trovati di recente a San Casciano dei Bagni, Siena. Questi oggetti raccontano un legame culturale spesso dimenticato, tra due popoli considerati lontani. Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, insieme a Margherita Tirelli, curatrice della mostra, approfondisce le connessioni storiche e religiose legate all’acqua. Un racconto che riporta alle origini del nostro territorio, prima dell’arrivo dei Romani.
Al Museo Accorsi-Ometto di Torino, fino a settembre, si può visitare una mostra dedicata a Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, uno dei protagonisti del Rinascimento piemontese. L’esposizione mette in luce un aspetto poco noto della sua carriera: le opere giovanili dell’artista nato a Vercelli nel 1477. Luca Mana, direttore del museo e curatore della mostra, insieme a Vittorio Natale e Serena D’Italia, racconta l’importanza storica e culturale di questo progetto. L’allestimento unisce analisi iconografiche e un contesto preciso, offrendo uno sguardo approfondito su un periodo ricco di fermenti nel Nord Italia. Una tappa fondamentale per chi vuole conoscere un capitolo vitale della pittura rinascimentale.
Tra le rubriche di Artbox spicca la giovane artista spagnola Almudena Romero, classe 1986, che divide la sua vita tra Londra e Firenze. La sua ultima ricerca si concentra su una tecnica che sfrutta la fotosintesi per imprimere immagini direttamente sulle foglie. Un procedimento che riprende antiche tecniche fotografiche dell’Ottocento, ma le rielabora in chiave moderna, creando un dialogo originale tra natura e tecnologia. Romero parte dalla storia della fotografia per costruire un linguaggio contemporaneo, che parla di memoria e trasformazione. Un contributo che aggiunge interesse alla scena artistica internazionale, mostrando come si possa rinnovare il patrimonio fotografico con la sperimentazione ecologica.
Nella rubrica “Invito al viaggio”, Artbox dedica spazio al Simbolismo, un movimento nato dalla voglia di andare oltre ciò che si vede. Maria Vittoria Baravelli spiega come questa corrente nasca da una crisi del reale e da un’esplorazione dell’immaginario nascosto. Opere di artisti come Gustave Moreau, Odilon Redon e Giulio Aristide Sartorio raccontano questa nuova sensibilità. Il Simbolismo non è solo uno stile, ma una riflessione profonda su come guardiamo e interpretiamo il mondo. Un’analisi che aiuta a capire il valore di questo movimento nel suo tempo e la sua influenza sulle arti successive.
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