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Maglieria Etica: Il Segreto del Brand Milanese Vitelli per una Moda Sostenibile e Innovativa

Non si butta via niente, diceva mia nonna, e Vitelli sembra aver preso quella lezione alla lettera. Da più di dieci anni, questo brand milanese trasforma scarti tessili in maglieria, ma non è solo una questione di materiali: è un intreccio di cultura, musica e artigianato, un modo nuovo di pensare la moda. Dietro ogni capo c’è una rete di persone, storie e territori che abbracciano il made in Italy e si estendono fino al Nepal, alla Mongolia e agli Stati Uniti. Mauro Simionato, il fondatore, ha costruito un progetto che non si limita a vestire, ma che racconta, coinvolge e rigenera. Ora, dopo un momento di pausa, Vitelli riparte con energie fresche e collaborazioni inedite, pronto a scrivere un nuovo capitolo.

Da Milano al mondo: Vitelli reinventa la maglieria rigenerata

Vitelli nasce nel 2016, quando Mauro Simionato inizia a proporre capi di maglieria digitale realizzati con filati di cashmere rigenerato, cancellando i confini tra artigianato tradizionale e sperimentazione contemporanea. L’obiettivo non era solo confezionare abiti, ma ripensare la maglieria come mezzo artistico e culturale, capace di raccontare tendenze sociali e ambientali. La cura per materiali di recupero e filati rigenerati è alla base di un approccio in cui «il materiale parla», suggerendo nuove forme e significati. L’atelier milanese di Porta Venezia si è trasformato in un laboratorio vivo di idee e collaborazioni, coinvolgendo una decina di persone stabili e una rete internazionale di creativi, tecnici e artigiani.

Questa comunità allargata ha costruito una piattaforma che mette sempre al centro sostenibilità e inclusività. La produzione è stata semi-artigianale, con l’uso di macchine per maglieria degli anni Ottanta recuperate e un dialogo costante con fabbriche Made in Italy, in linea con la tradizione veneta e lombarda. Vitelli ha sempre guardato oltre la moda, cercando di tessere relazioni culturali più ampie, mescolando il lavoro sul tessuto con influenze musicali e movimenti controculturali — dalla “Gioventù Cosmica” degli anni Ottanta, un fermento italiano di clubbing e sperimentazione sonora, ai viaggi nella scena underground internazionale.

Un anno di stop per ripartire: il cambio di rotta di Vitelli

Il 2025 segna una pausa importante per Vitelli. Dopo un anno di stop totale, il brand ha deciso di prendersi un momento per ripensare il proprio cammino. Le ragioni sono state diverse: dal rallentamento del mercato della moda a motivi creativi e riflessivi. Mauro Simionato ha definito questo silenzio “attivo”, un tempo dedicato a studi, analisi e revisione del modello di lavoro.

Fino a quel momento, l’organizzazione ruotava attorno all’atelier milanese con una squadra fissa di circa dieci persone, affiancata da una rete internazionale di creativi, artigiani e produttori. Con la chiusura dell’atelier, il gruppo si è sparso geograficamente, ma il senso di comunità non si è perso. Vitelli si è trasformato in una piattaforma aperta, mantenendo il coinvolgimento di chi, nel tempo, ha dato valore al progetto sotto ogni aspetto, dal tecnico al culturale.

Questa rete permette ancora oggi di alimentare un discorso condiviso, che si esprime sia nel prodotto tangibile sia nel modo in cui Vitelli diffonde messaggi di sostenibilità e innovazione estetica. Il progetto ha sempre evitato etichette politiche esplicite, preferendo tradurre le proprie scelte in un’agenda di valori che attraversa tutto il processo creativo.

La missione Vitelli: sostenibilità e rigenerazione a partire dai materiali

Vitelli parte dalla sostenibilità concreta, puntando sulla valorizzazione dei residui tessili e dei filati di scarto che altrimenti andrebbero persi. Il brand ha ampliato il suo campo d’azione oltre la maglieria, includendo materiali come denim riciclato e polveri di sughero trasformate in tessuti innovativi. Queste scoperte nascono da ricerche sul territorio e studi tecnologici, che trasformano scarti in componenti creativi e performanti.

La ricerca ha guidato spesso le scelte più di un piano fisso: se un materiale si rivelava sostenibile e interessante dal punto di vista estetico, veniva inserito nel ciclo produttivo. Questo ha portato a collaborazioni virtuose con comunità manifatturiere italiane e straniere, ampliando l’orizzonte culturale di Vitelli. Il legame con territori come Mongolia, Stati Uniti e Nepal ha stimolato uno scambio di competenze basato sia sull’artigianato sia sulle tecniche tradizionali, sempre con un’etica attenta all’ambiente e alla dimensione sociale.

Musica, colore e materia: il cuore estetico e culturale di Vitelli

Per Mauro Simionato e Vitelli, la musica è un filo rosso profondo, che ha accompagnato la nascita del marchio e ogni sua fase. L’ispirazione arriva dalla scena alternativa italiana degli anni Ottanta, la cosiddetta “Gioventù Cosmica”, un mondo di sperimentazione sonora e culturale che ha influenzato il modo di raccontare lo stile nella moda indipendente. Per Vitelli, la musica non è un semplice sottofondo, ma una presenza viva che traduce in suoni e ritmi le scelte materiche.

Il colore, protagonista nella maglieria, nasce spesso da un lavoro manuale, influenzato dalla disponibilità dei filati recuperati più che da scelte pianificate a tavolino. Per questo la palette di Vitelli somiglia più a una composizione musicale, un intreccio ritmico, che a una semplice armonia visiva. L’uso di scarti porta a soluzioni creative particolari: il materiale “parla”, impone contaminazioni e suggerisce discontinuità che diventano parte integrante del design.

Questa tensione tra controllo e casualità dà vita a prodotti “ibridi”, dove il processo creativo si nutre dell’incontro tra ciò che si trova e ciò che si può costruire. La maglieria in questo contesto assume quasi un carattere performativo, con un’estetica che nasce dalla ricerca di equilibrio tra materia e significato.

Tra tradizione e innovazione: il mestiere della maglieria Made in Italy

Mauro Simionato arriva dal mondo dell’immagine, ma si è immerso nel tessuto produttivo veneto e lombardo, cuore del Made in Italy. Ha osservato da vicino il rapporto tra creativi e tecnici, il dialogo fondamentale tra progettisti, “barun” e responsabili delle macchine per maglieria, custodi di competenze specifiche.

Queste figure tradizionali, che operano nelle fabbriche, rappresentano una sorta di bottega moderna, dove si sperimentano nuove applicazioni delle macchine senza perdere artigianalità e qualità. Da questo confronto nasce il know-how che ha portato il Made in Italy a essere un punto di riferimento internazionale. Vitelli si colloca in questo filone, aggiornando con materiali rigenerati e processi innovativi quel rapporto tra creatività e produzione concreta.

Fashion Ecologies allo IUAV: formazione e ricerca per la moda sostenibile

Nel 2022 Mauro Simionato è stato chiamato come docente all’Università IUAV di Venezia per dirigere un laboratorio dedicato al Fashion Ecologies, un percorso accademico che esplora il rapporto tra moda, sostenibilità e innovazione. Il laboratorio si trova in un’area ricca di distretti tessili, vicino a Venezia, e vuole collegare università e imprese italiane, attivando pratiche di eco-design applicato.

Il progetto mira a formare una nuova generazione di studenti consapevoli delle sfide ambientali legate alla moda, offrendo strumenti per creare soluzioni concrete e replicabili. La collaborazione con il tessuto produttivo del Nord Italia dà corpo ai progetti didattici, favorendo scambio di conoscenze, sperimentazione di materiali innovativi e studio di processi sostenibili.

Dal Nepal a Milano: artigianato tradizionale e sperimentazione internazionale

Uno degli ultimi progetti di Vitelli prima della pausa del 2025 ha coinvolto una filiera internazionale tra Mongolia, Cina e Nepal, concentrata sulla lavorazione del cashmere e di fibre vegetali tradizionali. In particolare, la collaborazione con il Knotcraft Center in Nepal ha aperto un nuovo capitolo sulla tessitura manuale e l’emancipazione femminile.

Il centro, fondato negli anni Ottanta da Shyam Badan Shrestha, sostiene centinaia di donne artigiane insegnando tecniche tradizionali di intreccio e tessitura. Su queste competenze Vitelli ha costruito un dialogo creativo, integrandole con la produzione artigianale di maglieria meccanizzata di Milano. Il risultato è una collezione ibrida, che rompe gli schemi dell’abbigliamento convenzionale e si presenta più come un’opera artistica che come un prodotto commerciale.

L’iniziativa coinvolge anche università come la Kathmandu University e l’Università IUAV di Venezia, che nel 2026 svilupperanno percorsi di collaborazione condivisa. Un modo nuovo di vedere la moda, non solo come prodotto, ma come ricerca culturale e rete di relazioni sociali e territoriali.

Redazione

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