«Le città di pianura» di Francesco Sossai guida la corsa ai David di Donatello 2026. Non è solo una questione di numeri, ma di un segnale forte: il cinema italiano sta cambiando pelle. La 71ª edizione, in programma il 6 maggio a Cinecittà e trasmessa su Rai1, arriva dopo una stagione carica di tensioni e novità. Qui tradizione e innovazione non si fronteggiano, ma si intrecciano. I film in gara raccontano storie diverse, ma tutte puntano a un obiettivo comune: esplorare e difendere l’identità, riscoprirla in modi inediti. Accanto a Sossai, ci sono nomi di peso come Paolo Sorrentino con La grazia e Silvio Soldini con Le assaggiatrici. La loro presenza, e i numeri che raccolgono, dicono molto su chi guida davvero questo cambiamento.
Il lavoro di Francesco Sossai emerge netto nelle candidature, con 16 nomination che toccano ogni aspetto del film. Non è solo un record di numeri, ma un riconoscimento che attraversa tutte le aree: dalla regia alla sceneggiatura, dalle interpretazioni – con ben quattro attori in gara – fino alla parte tecnica. Questa presenza diffusa racconta la capacità del film di coinvolgere e parlare a più sensibilità, abbracciando la creatività e la produzione. La versatilità del progetto si vede anche nella varietà dei premi a cui aspira, dai principali fino a quelli più tecnici. Ogni dettaglio è curato con attenzione, confermando il suo ruolo di protagonista nel cinema italiano di oggi.
Anche il cast scelto per le candidature sottolinea l’importanza del film: Pierpaolo Capovilla, Sergio Romano, Roberto Citran e Andrea Pennacchi formano un gruppo di attori che riesce a mostrare la profondità della storia raccontata. Queste presenze multiple riflettono la ricchezza del racconto, che si muove su diverse dimensioni emotive e sociali. Sul fronte tecnico, scenografia, fotografia e musica originale completano un quadro di grande cura e precisione, a conferma della qualità dell’opera.
Dietro Le città di pianura c’è La grazia di Paolo Sorrentino, con 14 nomination. Il regista napoletano conferma la sua posizione di primo piano nel cinema italiano, portando avanti uno stile riconoscibile ma in continua evoluzione. Le candidature per Toni Servillo, Anna Ferzetti e Milvia Marigliano mostrano la capacità di interpretare registri diversi in un film che mantiene una forte impronta personale. Sorrentino resta un maestro nel costruire atmosfere e storie che parlano a un pubblico vasto senza perdere la propria voce.
A seguire c’è Le assaggiatrici di Silvio Soldini, con 13 candidature. Girato interamente in tedesco e prodotto a livello internazionale, questo film prosegue una linea narrativa più classica, ma la rinnova con grande attenzione alla messa in scena e un cast capace di sfumature ricche. L’opera rappresenta una regia attenta che unisce linguaggi e culture, mettendo in luce il valore della produzione transnazionale per il cinema italiano di oggi.
Questi titoli confermano la vitalità di un cinema che non si limita a riproporre vecchie formule, ma cerca un dialogo con il pubblico internazionale e con nuovi modi di raccontare.
Oltre ai primi della classe, la selezione 2026 dimostra di guardare a sensibilità e generi diversi. Duse, Fuori e La città proibita raccolgono ognuno otto candidature, portando in scena approcci variegati. Fuori di Mario Martone resta un punto fermo dell’autorialità impegnata, con una narrazione rigorosa che si riflette anche nelle prove di Valeria Golino e Matilda De Angelis, candidate rispettivamente come attrice protagonista e non protagonista. Questi nomi confermano un legame saldo con la storia del nostro cinema e con una drammaturgia capace di scavare nei temi sociali e psicologici.
La città proibita di Gabriele Mainetti si distingue per un cinema più vicino al genere e agli effetti speciali. La sua presenza ai David italiani dimostra l’apertura a sperimentazioni più vicine all’intrattenimento e a forme narrative meno tradizionali. La candidatura di Mainetti spinge verso un cinema popolare che non rinuncia a qualità e cura estetica, segnalando una tendenza in crescita.
Duse si muove su un tono più intimo e biografico, sostenuto dalle interpretazioni di Valeria Bruni Tedeschi – anche lei con doppia candidatura come attrice non protagonista – e Fausto Russo Alesi, insieme a una ricostruzione storica ben curata. Nel complesso si forma un mosaico ricco di proposte, tutte radicate nella realtà e nella particolare espressività del cinema italiano.
Le categorie dedicate agli attori premiano la varietà e la qualità di un cast ben selezionato. Toni Servillo e Valerio Mastandrea sono in corsa come protagonisti, mentre Valeria Golino, Barbara Ronchi e Valeria Bruni Tedeschi si distinguono per le doppi candidature tra protagoniste e non protagoniste. Accanto ai nomi più noti spuntano volti freschi come Aurora Quattrocchi e Tecla Insolia, che portano nuove energie e prospettive.
Claudio Santamaria è candidato come protagonista per Il Nibbio, mentre altri interpreti di rilievo come Vinicio Marchioni, Lino Musella e Silvia D’Amico figurano tra i non protagonisti, confermando la ricchezza del panorama attoriale italiano. Questo equilibrio tra esperienza e novità mantiene viva e stimolante l’offerta, capace di parlare a pubblici diversi.
Le doppie candidature, come quelle di Golino per Breve storia d’amore e Ronchi per Elisa e Diva Futura, mostrano come alcune attrici siano diventate punti di riferimento trasversali nei film più importanti dell’anno, consolidando il loro ruolo nel cinema nazionale.
L’edizione si caratterizza per una grande varietà, visibile anche nella lista completa delle nomination, distribuite tra categorie principali e tecniche. Cinque secondi di Paolo Virzì, Fuori, La grazia, Le assaggiatrici e Le città di pianura si contendono il titolo di miglior film, mentre la regia vede in gara Mario Martone, Gabriele Mainetti, Paolo Sorrentino, Silvio Soldini e Francesco Sossai.
Tra i migliori esordi alla regia spiccano nomi come Ludovica Rampoldi, Margherita Spampinato e Greta Scarano. Le categorie della sceneggiatura premiano sia testi originali che adattamenti, mettendo in luce la ricerca di storie nuove e ben raccontate.
Le sezioni tecniche valorizzano fotografia, musica, trucco, scenografia e montaggio, coprendo generi e stili diversi. Anche gli effetti visivi trovano il loro spazio in film che coniugano tecnologia e racconto, mentre documentari e film internazionali completano il quadro delle proposte del 2026.
Questa varietà di titoli, dagli autori affermati ai nuovi talenti, mostra come il cinema italiano cerchi di mantenere un equilibrio tra continuità e innovazione, fatto di molte voci e punti di vista diversi.
Il 6 maggio Cinecittà si trasforma nel cuore pulsante del cinema italiano: è la notte…
Nel 2026, a Bologna, la mostra _More Than This_ ha acceso i riflettori su una…
Non capita tutti i giorni di ritrovarsi a giocare a un titolo che sembra venuto…
A Roma, l’amore non è mai semplice. Tra le pietre consumate dai secoli e il…
Un albero che si staglia contro un cielo grigio, i raggi del sole che filtrano…
Nel silenzio delle montagne dell’Ogliastra, Ulassai riaccende i riflettori sulla sua anima artistica. Due anni…