Nel silenzio delle montagne dell’Ogliastra, Ulassai riaccende i riflettori sulla sua anima artistica. Due anni dopo il debutto, la Biennale torna a invadere il paese natale di Maria Lai, con un gruppo di venti artisti chiamati a misurarsi con la sfida più grande: capire che cosa significa davvero un’opera d’arte oggi. La Stazione dell’Arte e la Casa Museo Cannas, luoghi intrisi di storia, diventano il palcoscenico di un confronto serrato tra creatori e spettatori, un dialogo che rompe le distanze tra chi fa e chi osserva. Non è solo una mostra, ma un intreccio vivo con il territorio e la sua gente, un tentativo di tenere accesa la scintilla di una cultura che pulsa forte, proprio qui, dove Maria Lai ha lasciato un segno indelebile.
Maria Lai resta una pietra miliare per capire l’arte contemporanea isolana e nazionale. La sua eredità è il cuore pulsante di questa biennale. Con una curatela attenta e appassionata, la rassegna rende omaggio alla sua idea di opera come fenomeno collettivo e generativo. La Stazione dell’Arte, nata nel 2006 proprio per conservare e diffondere la sua opera, resta un luogo dove passato e presente si incrociano. Il CaMuC, invece, è lo spazio dove la memoria storica del territorio si trasforma in innovazione culturale. Questi due luoghi non sono semplici contenitori, ma parte integrante di un sistema che mette Ulassai al centro di una rete artistica che abbraccia tutta la Sardegna. La mostra riporta in primo piano i concetti di Lai: l’arte non è solo da guardare, ma da interpretare, rielaborare, far vivere.
Uno degli aspetti più interessanti di questa edizione è la varietà di linguaggi in gioco. Pittura, scultura, fotografia, installazioni e video si mescolano a pratiche relazionali che puntano sulla collaborazione con il territorio. L’approccio interdisciplinare vuole mostrare come l’arte contemporanea possa aprirsi e riflettersi sulle realtà locali, spesso marginali ma piene di risorse. A guidare il progetto ci sono tre curatori ospiti con esperienze diverse ma complementari: Giannella Demuro, Ivo Serafino Fenu e Francesca Sassu. Ognuno cura una sezione che, pur distinta, si integra nel filo conduttore della biennale. La presenza di voci esterne garantisce una pluralità di punti di vista e stimola una riflessione più ampia su come l’arte si presenta oggi.
“Orografie. Arte giovane al Museo Organica”, curata da Giannella Demuro, mette al centro il rapporto tra artisti emergenti e natura. Le opere di Fabiana Casu, Eleonora Desole, Giuseppe Loi e Davide Mariani non vedono l’ambiente naturale come semplice sfondo, ma come protagonista attiva. Questa sezione si distingue per il suo sguardo attento alla responsabilità ecologica e ai ritmi della vita locale. Per Demuro, è fondamentale costruire legami duraturi tra giovani creativi, comunità e istituzioni culturali.
La sezione “This Is”, a cura di Ivo Serafino Fenu, punta su un lavoro a coppie tra dieci artisti, uniti dal tema della contaminazione e dell’incontro. Giovanni Carta con Gianni Nieddu, Daniela Frongia con Stefano Porru, Mattia Enna con Daniela e Francesca Manca, Giusy Calia con Antonello Fresu, Sabrina Oppo con Josephine Sassu: queste accoppiate richiamano l’eredità di Maria Lai e la sua convinzione che l’arte nasca da fili relazionali e collaborativi. Le opere nascono dalla sfida di dialogare creativamente, restituendo un mosaico di voci e forme che dà vita alla mostra.
Infine, “Campo Luminoso. Luci sulla campagna”, curata da Francesca Sassu per la residenza nocefresca, esplora le piccole comunità rurali sarde attraverso fotografia, videoinstallazioni e scultura. Artisti come Chiara Cordeschi, Laure Jolissaint, Josef Kováč, Renée Lotenero e Simone Mizzotti raccontano i cambiamenti ambientali, sociali e culturali del mondo rurale, intrecciando prospettive locali e internazionali. Le opere si trasformano dentro la Stazione dell’Arte, creando nuovi significati e ampliando le chiavi di lettura in dialogo con il territorio.
La Biennale di Ulassai conferma il suo ruolo di appuntamento chiave per rilanciare la Sardegna come terreno fertile per la sperimentazione artistica. Il piccolo borgo si trasforma in una piattaforma culturale capace di mettere in relazione tradizione e innovazione. Le due sedi, la Stazione dell’Arte e il CaMuC, accolgono specialisti, appassionati e operatori da tutta Italia e oltre. Il progetto fa parte di un percorso più ampio che valorizza territori isolati e marginali, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel panorama artistico contemporaneo. Ulassai si conferma così un laboratorio di idee e scambi, che arricchisce il tessuto culturale regionale e nazionale, mantenendo vivo il lascito di Maria Lai e guardando al futuro con spirito aperto e consapevole.
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