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Riapre a Roma il bunker antiaereo di Villa Ada: visita il rifugio storico della famiglia reale

Nel cuore verde di Villa Ada, sotto una collinetta di tufo chiamata Cavalle Madri, si cela un bunker antiaereo che ha protetto la famiglia reale durante la Seconda Guerra Mondiale. Chi passeggia oggi tra gli alberi fatica a immaginare quel rifugio nascosto, un luogo di paura e speranza. Dopo cinque anni di lavori, quel pezzo di storia sta per riaprire al pubblico nel 2024. Non lontano, a Villa Torlonia, c’è il bunker di Mussolini, più noto; ma qui, in questo angolo meno battuto, si conserva una memoria altrettanto preziosa, pronta a svelare silenzi dimenticati e raccontare un passato che torna a vivere.

Un rifugio per la Casa Savoia: come nacque il bunker di Villa Ada

Quando re Vittorio Emanuele III comprò Villa Ada nel 1904, la fece diventare la sua residenza ufficiale. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la minaccia dei bombardamenti, fu deciso di costruire un bunker sotterraneo per proteggere la famiglia reale. Tra il 1942 e il 1943 venne realizzata una struttura di circa 200 metri quadrati, nascosta sotto la collina delle Cavalle Madri, a circa 350 metri dalla Palazzina Reale. La pianta è circolare e comprende sette ambienti: due stanze principali per il rifugio, due bagni, un’anticamera e due locali di servizio.

Il bunker non aveva passaggi diretti verso la residenza, ma un ingresso carrabile strategico, visto che si trovava a una certa distanza dalla Palazzina. In realtà, la famiglia reale non lo utilizzò mai, poiché i Savoia lasciarono Roma prima della fine della guerra. Resta comunque un segno concreto delle misure di protezione adottate in quegli anni difficili.

Dall’abbandono al recupero: la storia recente del bunker

Dopo la guerra e l’esilio di Umberto II, il bunker cadde nell’oblio, nascosto dalla vegetazione e dall’erosione del terreno. Solo nel 2016 l’associazione Roma Sotterranea ottenne in concessione gratuita il sito dal Comune e cominciò un lavoro di recupero a proprie spese. Le visite guidate tornarono così a far conoscere questo angolo sotterraneo poco noto.

Ma nel 2021, alla scadenza della convenzione, l’accesso fu chiuso per motivi di sicurezza e tecnici. Da allora il bunker è rimasto chiuso, fino agli ultimi lavori di valorizzazione promossi dal Dipartimento Tutela Ambientale del Comune. Come tanti altri luoghi storici, anche questo ha visto alternarsi momenti di abbandono e riscoperta.

Lavori di riqualificazione: sicurezza e natura al primo posto

Tra il 2021 e il 2024 sono stati portati avanti importanti interventi per mettere in sicurezza il bunker e il parco circostante. Il progetto, parte di un più ampio piano di riqualificazione di Villa Ada, è stato finanziato con 2,4 milioni di euro dal PNRR. Si è lavorato per fermare l’erosione dei pendii tufacei e rendere più sicuri i sentieri di accesso.

Sono stati consolidati i terreni, sistemati i percorsi carrabili e pedonali, e piantate circa 900 nuove specie arbustive per stabilizzare il terreno e aumentare la biodiversità. Tutto questo ha permesso di riaprire il bunker in condizioni di sicurezza, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva senza rischi. Il rispetto per l’ambiente è stato centrale per preservare l’ecosistema naturale intorno alla struttura.

Il bunker torna a vivere: visite guidate e iniziative nel cuore di Villa Ada

Con la riapertura nel 2024, il bunker di Villa Ada Savoia sarà di nuovo visitabile su prenotazione tramite il sito di Roma Sotterranea. Il tour dura circa un’ora e un quarto e costa 13 euro a persona.

All’interno si potranno vedere arredi e materiali d’epoca recuperati durante il restauro. A guidare la visita un documentario di Fabio Toncelli, con immagini d’epoca che raccontano la vita della famiglia reale durante la guerra.

Non solo visite: l’area esterna ospiterà eventi culturali e attività sportive, come i percorsi di trekking organizzati dall’associazione ASD Giochi di Strada. L’obiettivo è trasformare il bunker in un punto di interesse turistico e culturale nel cuore del parco.

Intanto proseguono anche i lavori alla Torre sul Colle Roccolo, un’altra testimonianza storica inserita nel progetto di gestione condivisa tra associazioni e Comune di Roma. La riapertura di questi siti restituisce alla città spazi ricchi di memoria e significato.

Redazione

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