Il Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale di Venezia ha appena chiuso un capitolo fondamentale della sua storia: i lavori di ristrutturazione sono terminati nei tempi stabiliti. Non si è trattato di un semplice restauro, ma di una trasformazione radicale dello spazio, che guarda al futuro senza perdere di vista il passato. Tra le novità più attese, l’apertura nel giugno 2026 della nuova sede dell’Archivio Storico della Biennale, un punto di riferimento imprescindibile per raccontare la storia e le prospettive di questo evento unico.
Dietro a questo progetto c’è il sostegno deciso del Ministero della Cultura, che lo ha inserito nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nel quadro degli interventi per i Grandi Attrattori Culturali. Sono ben 22 i cantieri previsti nel Comune di Venezia per rafforzare le strutture culturali di rilievo, ma quello al Padiglione Centrale è senza dubbio il più importante, sia per la sua valenza storica sia per la complessità tecnica. Il progetto è nato da una gara pubblica del 2024 e ha visto al lavoro un team guidato da BUROMILAN – Milan Ingegneria S.p.A. e lo studio Labics S.r.l.
Il Padiglione risale al 1894-95, quando fu realizzato per la prima Esposizione Internazionale d’Arte. Nel corso degli anni ha visto interventi di maestri come Ernesto Basile, Carlo Scarpa e Gio Ponti, ma mai prima d’ora era stato rinnovato in modo così organico e profondo. Qui non si è trattato di una semplice manutenzione, ma di ridisegnare uno spazio capace di rispondere alle esigenze di oggi, tra esposizioni e attività culturali.
Dietro il progetto c’è lo studio Labics, che ha scelto di lavorare sul concetto di “riscrittura”. Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, fondatori dello studio, spiegano che l’idea è stata quella di rispettare la struttura storica, mantenendo intatte le murature e la sequenza degli ambienti, ma di riorganizzare gli spazi in modo da renderli più funzionali e luminosi. Il risultato sono 5.400 metri quadrati di ambienti versatili, aperti e pieni di luce naturale, pronti ad ospitare eventi di diversa natura.
Un elemento che spicca è il nuovo rapporto con i Giardini e l’acqua dei canali vicini. Per questo sono state create le “altane”, strutture in legno che funzionano come stanze all’aperto, quasi dei portici che ampliano lo spazio interno verso l’esterno. Queste costruzioni si ispirano all’architettura veneziana tradizionale, richiamando i bacari e gli squeri, e aggiungono leggerezza e respiro all’intero complesso.
L’intervento veneziano richiama idealmente quello che Labics ha realizzato a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nel capolavoro rinascimentale, i vincoli storici hanno imposto un intervento più discreto: i percorsi interni sono rimasti praticamente gli stessi, con l’aggiunta di una loggia nel giardino in armonia con lo stile esistente.
A Venezia, invece, Labics ha osato di più. Il Padiglione Centrale è stato quasi reinventato, con demolizioni mirate di elementi aggiunti nel tempo e una rifacitura completa delle coperture, ora in zinco titanio. Il risultato è un edificio più pulito e leggibile, liberato da stratificazioni e interventi non coerenti. Le “altane” sono la firma di questa nuova libertà creativa, che dialoga con il parco non solo nella forma, ma anche nei materiali e nei colori.
Il lavoro di Labics non si ferma qui. A Roma, lo studio sta completando la biblioteca pubblica della Città del Sole, in zona Tiburtina, con l’obiettivo di consegnare un luogo di studio e cultura entro giugno 2026. Si tratta di un intervento pensato per rispondere alle nuove esigenze della comunità, offrendo spazi pubblici moderni e accoglienti.
Altri progetti riguardano l’area monumentale dei Fori Imperiali, dove i lavori sono al momento sospesi in attesa di nuove decisioni. L’intento, però, resta quello di trasformare questo cuore archeologico in uno spazio accessibile e vivibile, capace di unire conservazione e fruizione pubblica.
Il ritorno a nuova vita di questi spazi culturali racconta una crescita costante dell’attenzione verso le infrastrutture che sono la spina dorsale della vita culturale italiana, con un equilibrio tra tutela del passato e risposte alle sfide di oggi.
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