Categories: Cultura

Teresa Macrì svela l’essenza della danza nel nuovo libro Stato di incanto: corpi, gesti e post-danza

«Il corpo non è mai lo stesso», scrive Teresa Macrì, e in quelle parole c’è tutto il senso del suo nuovo libro, «Stato d’incanto». Non si tratta di una semplice riflessione sulla danza contemporanea: è un’immersione nelle pieghe del corpo, nelle sue crepe e metamorfosi, dove il movimento si fa altro da sé. Il corpo, qui, perde la sua forma stabile, si frammenta e si ricompone, diventando un luogo di esperienze inedite, un terreno fertile per forme espressive che sfidano ogni definizione convenzionale. Non è più solo un oggetto sul palco, ma un campo aperto, pronto a raccontare nuove storie, a infrangere confini.

Dieci capitoli, dieci sguardi sulla post-danza

Il libro si sviluppa in dieci capitoli, ognuno dedicato a un artista o collettivo che ha segnato la post-danza. A ciascuno Macrì assegna una parola chiave, costruendo così una sorta di mappa concettuale di questo linguaggio in continuo movimento. Dai nomi di Bruce Nauman e Jerome Bel a quelli di Tino Sehgal, Kinkaleri o Alessandro Sciarroni, si apre un confronto intenso su temi come la ripetizione, l’azzeramento, l’insubordinazione e l’effrazione.

Questa struttura non è un caso. Ogni parola diventa il centro di un ragionamento che racconta come la danza oggi si mescoli con la performance, la non-danza e altre forme artistiche, sfuggendo a ogni definizione rigida. L’introduzione poi collega tutto questo con la rivoluzione degli anni Sessanta, con il Judson Dance Theater e la figura chiave di Simone Forti, che ha aiutato a liberare la danza dai suoi schemi tradizionali.

Judson Dance Theater: la rivoluzione che ha cambiato la danza

Negli anni Sessanta, a New York, il Judson Dance Theater ha rappresentato una vera e propria svolta. Un gruppo di artisti che ha portato la danza verso la sperimentazione più radicale, mescolando teatro, arti visive, musica e performance. Il contesto di Lower Manhattan, con i suoi porti, bar e spazi popolari, ha creato l’atmosfera perfetta per queste innovazioni.

Simone Forti è stata una delle protagoniste di quel fermento: danzatrice e scrittrice, ha trasformato la danza in qualcosa di fluido, aperto all’improvvisazione e alla realtà quotidiana, senza dimenticare la politica. Insieme a lei, artisti come Trisha Brown e Carole Schneemann hanno abbattuto le barriere tra pubblico e performer, tra arte e vita.

Come racconta Richard Sennett in «Usi del disordine», quella zona respirava un’aria di libertà espressiva che si sentiva anche solo passando davanti al bar “Dirty Dick’s Foc’sle”. Era uno spirito di disordine e rottura che ha dato nuova linfa alla danza sperimentale e politica.

Il corpo che si fa strada tra improvvisazione e quotidianità

Per Macrì, la post-danza è un attraversamento che coinvolge non solo il movimento, ma il senso stesso del corpo. Quel corpo che una volta era solo un oggetto in scena diventa ora un campo di sperimentazione, un luogo dove si incontrano realtà sociali e politiche. Non è più rinchiuso nel teatro, ma si apre alla vita di tutti i giorni, con tutte le sue contraddizioni.

Il corpo post-danzante si lascia attraversare da impulsi improvvisati, ma è anche luogo di rituali sospesi. Abbandona le forme codificate per accogliere ciò che è nuovo, incerto, ambiguo. Proprio grazie a figure come John Cage e Merce Cunningham, che hanno introdotto il caso e la casualità nella coreografia, si apre una strada nuova e libera.

Questo corpo è fragile ma al tempo stesso forte, un confine mobile tra il singolo e la collettività, un’identità che si costruisce nel rapporto con gli altri e con lo spazio che lo circonda.

Tra arte visiva e corpo: sculture in movimento e memoria viva

Nel libro emerge con forza il legame tra corpo e arte visiva, soprattutto grazie al richiamo al saggio di Marcel Mauss sulle «tecniche del corpo». Qui il corpo è visto sia come “oggetto tecnico” sia come “mezzo tecnico”. Quando diventa “oggetto tecnico”, assume forme quasi scultoree, come nel lavoro di Maria Hassabi, che scompone il movimento in immagini monumentali e materiche.

Al contrario, in artisti come Carole Schneemann o Robert Morris, il corpo diventa memoria vivente dell’arte, capace di trasformare immagini iconiche in performance che mettono in discussione il canone. Un esempio è la performance «Site» , che rilegge in modo dissacrante l’Olimpia di Manet.

Quando il corpo si fa “mezzo tecnico”, invece, diventa veicolo di emozioni intense e inquietudini, come nelle coreografie di Peeping Tom o Dimitris Papaioannou. Qui la danza richiama l’inconscio e le tensioni più profonde.

Macrì introduce anche l’idea del corpo come campo di affezioni, dove si legano “oggetti senzienti” – un concetto preso da Robert Morris. In questa visione, la performance non è un segno che rimanda a qualcos’altro, ma un evento unico, parte di un processo collettivo di relazioni e dinamiche condivise.

Il corpo plurale: un mosaico di energie e identità

L’ultima parte del libro si concentra sul corpo plurale, che non è più solo un organismo singolo ma una composizione di corpi ed energie diverse. Qui si riprende il pensiero di Gilles Deleuze su Spinoza, con la parola greca en panta, che significa “uno e tutto insieme”.

Il corpo plurale è un processo in continuo divenire, capace di mescolare movimenti informali e astratti, rimanendo sospeso tra stati di indeterminatezza. È una soglia che genera nuovi rituali collettivi, come dimostra la pratica della Task performance, che sposta l’attenzione dall’io all’incontro con l’altro.

In «Stato d’incanto» il corpo diventa così uno spazio di tensioni e possibilità, dove la danza si apre alle contaminazioni e si reinventa continuamente. La post-danza non è solo un insieme di tecniche, ma una condizione viva, fatta di dialogo e trasformazioni che non finiscono mai.

Redazione

Recent Posts

Dario Greco lancia il nuovo album “Ognuno ha un posto che si chiama casa”: un viaggio tra memoria e identità

Quando una canzone ti avvolge come un abbraccio inatteso, sai di aver trovato qualcosa di…

2 ore ago

A Milano apre spazioBACCA a Brera: nuovo polo civico per ambiente, arte e cultura in sinergia con Casa degli Artisti

Il primo marzo, tra le mura delle ex serre del Giardino Pippa Bacca, è nato…

3 ore ago

Gli anni in bianco e nero: dal 26 maggio il nuovo romanzo di Francesca Giannone sulle donne del Salento negli anni ’60

Il sole picchia forte sui vicoli stretti del Salento negli anni Sessanta, mentre quattro sorelle…

18 ore ago

Salone del Libro Torino 2026: Programma, Ospiti Internazionali e Novità Imperdibili

«Il mondo salvato dai ragazzini»: è questo il tema scelto per il Salone Internazionale del…

19 ore ago

Mostra a Madrid: due artisti ucraini raccontano la guerra senza eroismo

La guerra non si racconta con urla e clamori, sembra suggerire la mostra al Museo…

20 ore ago

Premio Strega Poesia 2026: i 12 libri finalisti con Buffoni, Italiano, Ostuni e Pusterla in gara

Sono 12 i libri che hanno superato la prima scrematura del Premio Strega Poesia 2026,…

21 ore ago