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Addio a David Harding, lo scultore scozzese dell’arte partecipata: la sua unica opera italiana a Villa Borghese

Un anno fa, David Harding ha trasformato un’idea semplice in un gesto concreto: un sentiero poetico lungo cento metri, nascosto tra i viali di Villa Borghese. Prendendo ispirazione dai “desire path” inglesi — quei sentieri nati dal calpestio spontaneo delle persone — ha inciso nella pavimentazione lettere di bronzo con versi tratti dalla “Vita Nuova” di Dante. Oggi, quel cammino è parte viva del parco romano. Passeggiatori, romani e turisti, si fermano a leggere quei versi, riscoprendo l’amore e il perdono in un angolo di città dove arte e natura si incontrano a ogni passo.

Il gesto semplice che ha dato vita a un percorso poetico nel cuore verde di Roma

David Harding, artista scozzese scomparso di recente a 88 anni, insieme a Ross Birrell ha trasformato un’idea semplice in un’opera pubblica permanente. I “desire path” sono quei sentieri non segnati che nascono spontanei, seguendo il cammino più comodo tra un punto e l’altro. Harding ha preso questa idea e l’ha trasformata in arte, inserendo versi della “Vita Nuova” di Dante lungo un sentiero di cemento bianco, con lettere di bronzo incastonate. Il risultato è un delicato equilibrio tra natura e cultura, un’opera che si integra senza forzature nel paesaggio di Villa Borghese.

È la prima opera pubblica permanente di Harding in Italia, un tassello che conferma la sua capacità di coinvolgere chi visita gli spazi, invitandolo a diventare parte attiva dell’opera stessa. Il percorso si lascia leggere in più modi: è un’esperienza letteraria, ma anche una camminata sensoriale, un invito a soffermarsi e a immergersi nel verde con una nuova attenzione. Un piccolo miracolo contemporaneo in un luogo ricco di storia e cultura.

Harding, maestro scozzese che ha rivoluzionato l’arte pubblica dagli anni Sessanta a oggi

Nato a Leith nel 1937, David Harding ha segnato profondamente l’arte pubblica e partecipata. Fin dagli anni Sessanta ha spinto per un rapporto diverso tra opera, luogo e persone, sostenendo che l’ambiente non è solo sfondo, ma parte integrante dell’arte. Ha insegnato alla Glasgow School of Art e ha portato avanti progetti in cui le comunità diventano co-autrici delle opere. Una visione che oggi è più attuale che mai, alla base di tante esperienze di arte urbana e sociale.

Non si limitava a creare oggetti da ammirare: voleva lasciare un segno nelle vite di chi abitava quegli spazi. Per lui, il contesto era già metà del lavoro. Harding ha dimostrato che l’arte, inserita nel tessuto quotidiano, può diventare parte della vita stessa delle persone. La sua scomparsa a Glasgow nel 2024 ha lasciato un’eredità preziosa, soprattutto tra i giovani artisti che ha formato e che oggi lavorano in tutto il mondo.

Glenrothes, la città laboratorio dove Harding ha mescolato arte, materiali di recupero e vita di comunità

Dopo un periodo in Nigeria dove insegnò in un istituto per formatori, Harding tornò in Scozia e si dedicò a un progetto ambizioso a Glenrothes, una città industriale in trasformazione. Tra il 1968 e il 1978 realizzò installazioni site-specific usando materiali di recupero: cemento scartato, mattoni dai cantieri. Da questi elementi grezzi nacquero opere come “Henge”, una spirale di lastre di cemento, o “Industry”, un murale ispirato alle capanne africane.

Ma non furono solo sculture o pitture: Harding incise poesie su lastre messe in punti di uso comune, come fermate degli autobus e cabine telefoniche. L’idea era portare l’arte nella vita di tutti i giorni, renderla accessibile e parte integrante della comunità. Un approccio che anticipava di decenni quello che oggi chiamiamo arte pubblica partecipata, capace di attraversare non solo musei ma spazi condivisi dove la gente si incontra e si muove.

Harding e Birrell, un duo creativo che ha dato voce ai sentieri della memoria e dell’amore

Negli anni più recenti, Harding ha stretto un forte legame artistico con Ross Birrell, nato nel 1969 e artista a tutto tondo. Insieme hanno realizzato opere importanti, come il film “Port Bou: 18 Fragments for Walter Benjamin” presentato nel 2006 alla Kunsthalle Basel. Il loro lavoro si basa su un dialogo continuo tra parola, spazio e immagine.

Tra i progetti più noti c’è la serie “Desire Lines”, sentieri poetici che raccontano storie di amore e memoria. Come quello per Documenta 14 a Kassel nel 2017, con versi di Samuel Beckett incisi nel cemento lungo un percorso urbano. Il sentiero romano dedicato a Dante si inserisce in questo filone, con un forte richiamo letterario e una spiccata partecipazione del pubblico.

David Harding ha ricevuto riconoscimenti importanti, tra cui l’Ordine dell’Impero Britannico nel 2002 e una laurea honoris causa dall’Università di Glasgow nel 2018. Tra le sue soddisfazioni più grandi, la formazione di artisti pluripremiati, alcuni vincitori del Turner Prize. La sua eredità vive non solo nelle opere, ma nel legame stretto con la comunità artistica e con chi ha avuto modo di incontrare il suo lavoro.

Il Dante Desire Line Poetry Path è un esempio concreto di come l’arte pubblica possa animare la città, intrecciando storie che attraversano epoche e culture. Villa Borghese ospita oggi un percorso da attraversare con occhi e cuore aperti, un piccolo frammento di Scozia, poesia e impegno civile nel cuore di Roma.

Redazione

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