Libroterapia: il contributo dei fratelli Menninger


Siamo nel 1930, in Kansas, Karl A. Menninger scrive il suo libro “The Human Mind” con l’ambizione che venga adottato come testo nelle scuole di medicina per il corso di psicopatologia. In realtà il testo diventa subito un best seller vendendo oltre 200mila copie generando un grande interesse del pubblico, che spesso scrive a Karl per ringraziarlo degli effetti positivi prodotti dal suo libro. William C.Menninger, fratello e collega di Karl, inizia ad analizzare, usando anche le lettere ricevute per “The Human Mind”, le motivazioni degli acquirenti di testi riguardanti l’igiene mentale. Nel 1937 nel bollettino della Menninger Clinic, William pubblica un articolo intitolato “Bibliotherapy” che riporta le conclusioni della sua ricerca sulle motivazioni di acquisto e prospetta scenari di utilizzo della prescrizione di materiali di lettura come misura terapeutica in pazienti psichiatrici ospedalizzati. I fratelli Menninger hanno continuato a portare avanti il loro interesse nei confronti della biblioterapia e nel 1961 è Karl a pubblicare un articolo dal titolo “Reading as a therapy” che sottolinea le difficoltà incontrate nel tentativo di dare una base scientifica alla metodologia ma anche le forti convinzioni circa la sua efficacia: “Dal momento che sappiamo che alcuni libri hanno cambiato il modo di pensare del mondo (Freud, Dostoevskij, Einstein) possiamo facilmente credere che l’individuo possa veder cambiare la sua vita in seguito alla lettura del libro”. (fonte Rachele Bindi – psicoterapeuta)

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