Lettura, invecchiamento attivo e benessere sociale


Per fronteggiare il progressivo invecchiamento della popolazione in atto a livello globale, le Nazioni Unite, e precisamente l’OMS, hanno lanciato nel 2002 una strategia volta a favorire un invecchiamento attivo della popolazione. L’OMS definisce l’invecchiamento attivo come “il processo di ottimizzazione delle opportunità di buona salute, partecipazione e sicurezza al fine di accrescere la qualità della vita durante l’età più avanzata”. Inoltre, un invecchiamento attivo “permette alle persone anziane di realizzare il loro potenziale e benessere fisico, sociale e mentale durante tutto il corso della vita e di partecipare al vivere sociale, secondo i propri bisogni, desideri e capacità, godendo di una adeguata protezione”. Il termine attivo si riferisce appunto alla partecipazione degli individui in età matura alla vita economica, sociale e culturale presupponendo la possibilità, da parte di queste, di essere in grado di partecipare.

Numerosi studi effettuati in ambiti pluridisciplinari evidenziano come all’aumentare dell’età diminuiscano, in genere, le capacità delle persone, evidenziando tuttavia come numerosi fattori contribuiscano ad evitare o contrastare questo fenomeno. Tra questi la lettura, intesa come pratica di esercizio intellettuale quotidiano, come modalità di accesso alla conoscenza e come partecipazione culturale, contribuisce a mantenere in allenamento capacità cognitive fondamentali degli individui; allo stesso tempo essa alimenta interessi, conoscenze, strumenti di riflessione che migliorano la vita delle persone anziane, assicurando loro maggiore benessere ed integrazione sociale. (fonte: Stefania Belmonte – ricercatrice)

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