L'AUTORE

Carola Susani

Appuntamenti per le scuole

BLOG SCUOLE ELEMENTARI

Roma | 22/05/2013 | Liceo Scientifico Benedetto Croce | ultimo viaggio in una seconda liceo con la passione per i libri | Link evento

Ecco, siamo arrivati alla fine del nostro viaggio. Presto il Maggio dei libri finirà e la valigia sarà disfatta e i libri troveranno di nuovo il loro posto sugli scaffali, pronti a cadere in mano a chi li cerca. Per la seconda liceo che ho incontrato, una seconda del liceo scientifico Benedetto Croce, con un’insegnante simpatica, attiva, suscitatrice di idee e di domande, i libri si capiva erano porte.

L’insegnante aveva preparato letture e discussioni lungo tutto l’anno. Con le copertine dei dieci libri scelti, ragazze e ragazzi hanno fatto una locandina e un cartellone. Il cartellone me l’hanno regalato e adesso sta nel mio corridoio. Era perfettamente pronto, ma era finito l’azzurro per il mio nome, così finirò di colorarlo appena posso. Anch’io ho i miei compiti per casa. Tra tutti i libri, quello che hanno amato di più era Gomorra. Dell’opera di Saviano, si sono appassionati alla scoperta di un mondo oscuro che ignoravano, vicino, sulla soglia. Gli ha fatto un certo effetto il coraggio, la chiamata di responsabilità rivolta a loro. Così hanno saputo che i libri ti dicono cose che non sai e poi sono propulsori, ti spingono ad agire.

Dalle grandi finestre si vedeva il giardino, i latifoglie ci riposavano gli occhi. Si sono fatti affascinare da Io e te di Nicolò Ammaniti, perché, mi hanno spiegato, parlava di cose che avevano vissuto. Il complicato destreggiarsi tra la sete di essere accolti e la fedeltà a se stessi che non ha ancora una forma. Abbiamo parlato di vestiti, che hanno la loro funzione nei due sensi, essere fedeli a se stessi, somigliare a qualcuno. Le dodici domande di Swarup Vikas ci ha permesso di parlare della narrazione, della funzione dell’io narrante e del lettore. Ma è stata anche una porta su un altro modo di vivere. Perché le storie ci prestano le scarpe degli altri. Abbiamo ragionato della potenza della scrittura, una partitura di segni che senza qualcuno che li suoni non è niente. Abbiamo parlato di traduzioni commentando Il giovane Holden, delle traduzioni e del perché a volte valga la pena di aggiornarle. Avevano voglia di ragionare insieme, si capiva. Ed era il mondo che gli importava più di tutto, il mondo che premeva dietro i libri. Persino Medea e Aristofane, ci hanno permesso di parlare del presente. Medea della questione femminile e di quella maschile nell’Italia di oggi, ma anche in Pakistan e in India. Aristofane di libri trappole, di libri che mentono, di libri che usano il principio d’autorità per ingannare chi legge. Libri finti, si potrebbe dire, che si fanno passare per libri veri.

Libri scritti solo per farsi comprare, libri scritti solo per convincere, che sembrano libri ma in verità sono soltanto pubblicità o propaganda. Imparare a riconoscerli non è facile. Serve studiare a lungo. Ci siamo lasciati con la voglia di rivederci, e speriamo che sia presto. Così si chiude la valigia, trascinando il trolley si va a casa, ma i libri, quelli, non si chiudono. C’è un venticello che li scompagina, il vento cresce, se si fa tromba d’aria strapperà qualche pagina, ma noi non lo temiamo: la pagina strappata cadrà ai piedi di qualcuno che sa leggere e ricomincerà una nuova storia. 

Palermo | 15/05/2013 | Ettore Majorana | a Palermo dove leggere ha a che fare con la libertà | Link evento

Leggere è una prova di coraggio: un tuffo.
Leggere è cambiare pelle.
Giocare con il fuoco.
Perdersi e non perdersi.
Non accontentarsi di una stanza piccola.
Inimicarsi tra sé e se stessi. Affratellarsi con qualcun altro.
Mettersi nei guai. Ridere di tutto.

L’incontro dell’8 di maggio all’Ettore Majorana di Palermo mi ha ricordato che ogni volta quando incontro gruppi di ragazze e di ragazzi per parlare di libri, rubo, imparo, scopro. Questa volta ho scoperto che leggere ha a che fare con la libertà. La scuola è a San Lorenzo, un quartiere di Palermo che ricordo, qui una mia amica aveva una villa con il giardino. Era un quartiere di villini, una volta. Quando abitavo io a Palermo era già cambiato, si era trasformato nella periferia dei palazzi alti della piccola e microborghesia. Ma qualche villetta rimaneva, testimone del cambiamento.

Qui le insegnanti sono vivaci, motivate, ostinate, malgrado le difficoltà della scuola in questi anni. Sono anche limpide in volto e belle, viene da fidarsi.  I ragazzi arrivano a gruppi. C’è un’aria eccitata, di festa. Hanno le facce aperte, intimidite, alcuni strafottenti, ma quelli strafottenti sono pochi e simpatici.

Siamo partiti da una lista, l’avevano stilata loro, quattro classi di liceo scientifico, dalla seconda alla quinta. Una lista che a vederla mi sembrava senza criterio, casuale: c’erano  "Il mondo di Sofia", di Gaarder, "L'ultima risposta" di Isac Asimov, "Se questo è un uomo" di Primo Levi, "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano, "Il nome della rosa" di Umberto Eco, "Il giorno della civetta" di Sciascia, "Farheneit 451", "Il cavaliere inesistente", "Ero cattivo" di Ferrara, "Ivanhoe", "Bianca come il latte rossa come il sangue" di D'Avenia, "Fai bei sogni" di Gramellini, "Fight club" di Palahniuk, "L'ultimo cavaliere" di Stephen  King.

Poi ci abbiamo pensato insieme. Me l’hanno fatto capire: avevano preso molto sul serio l’idea di libri per crescere. E dunque, che genere di libri potevano servire a crescere?

Se “Il mondo di Sofia” è un libro sull’identità e la conoscenza, “L’ultima risposta”, “Se questo è un uomo”, “Fahrenheit 451, “Fight club”, “L’ultimo cavaliere” sono libri molto diversi che hanno però qualcosa in comune: parlano della libertà. Precisamente parlano di com’è possibile, se è possibile, mantenersi liberi, rivendicare la fedeltà a se stessi in un mondo che non offre alcun appiglio. Mi sono domandata se loro avvertono così il mondo che condividiamo, un mondo senza appigli per la libertà? O magari un mondo dove gli appigli ci sono, ma sono rari e nascosti?

Gli ho raccontato come l’esempio di qualcuno che riesce non ad arricchirsi ma a vivere inseguendo le proprie questioni in pubblico, l’esempio di uno scrittore, di una scrittrice che riesce a sfangarla, a non farsi schiacciare, è un buon esempio di libertà, attraente e pericoloso.  

Loro, leggendo, commentando, mi hanno spiegato che cercando i libri per crescere, interrogandosi sui libri, hanno trovato questa corrispondenza tra i libri e la libertà, i libri servono alla libertà, li vai a cercare nel profondo ottuso del nazismo per ricordare che cos’è essere uomo, ti servono perché sono una specie di correlativo oggettivo dell’incoercibilità del pensiero. Vorrei che i libri fossero sempre all’altezza dell’altezza che loro gli chiedono. Le loro letture erano belle, intense, quella di Levi che ricorda il Canto di Ulisse dantesco, quella da Fahrenheit 451, quella da “Io e te” di Niccolò Amanniti, che riproponeva la questione della libertà nella sua espressione quotidiana: come scelgo cosa mettermi addosso, come gioco i miei comportamenti, mi assimilo o resisto? Ma anche le altre, quella da “Io ero cattivo” e così via.  

Abbiamo commentato insieme un’altra linea di letture, da Giordano a Gramellini, letture di indagine psicologica. Mi sembra che l’altra domanda che hanno posto i ragazzi e le ragazze cn la loro lista sia una domanda sull’attraversamento del dolore, su come restare in piedi, su come rimanere, malgrado il dolore, contenti di stare al mondo. Chissà se i libri possono rispondere su questo, chissà se i libri possono insegnare a vivere. Forse, ma in modo storto, paradossale. Chissà?

Parma | 26/04/2013 | Liceo Ulivi | cento ragazzi per un pugno di libri | Link evento

A Parma, alle 11 meno dieci di mercoledì 23 di aprile, abbiamo inaugurato il Maggio dei libri, passeggiando al sole sul lungo Parma verso il Liceo Ulivi. È una giornata di sole con il fondo dell’aria fresco. Siamo Paola, Cecilia e io.

Il Liceo Ulivi è un istituto grande e ben curato, ci accoglie un’insegnante sorridente e ci porta giù per le scale dove si trova l’aula magna. Aspettiamo le classi. Cento ragazzi e ragazze di prima prendono posto con le loro insegnanti. Spostiamo sedie, facciamo posto ai nostri incuriositi interlocutori. Ci sono ragazzi e ragazze ovunque, anche seduti in terra, averli così vicini mette un po’ in soggezione e un po’ rilassa. I ragazzi mi mettono sempre un poco in soggezione, perché sono impietosi e indagatori. Paola Cantarelli racconta cos’è il Maggio dei libri, racconta della valigia di libri immaginaria che ci portiamo dietro, e di come noi scrittori siamo prima di tutto dei lettori, ci introduce alla bizzarra fascinazione della lettura. Poi mi passa la parola e io ci metto un momento, poi supero il timore. Apro la mia valigia dei libri immaginaria, provo a raccontare come dietro ogni libro ci siano altri libri. Per raccontarlo prendo come esempio l’ultimo che ho scritto, Eravamo bambini abbastanza. Per aiutarmi come faccio sempre quando parlo in pubblico, cerco sguardi attenti, persone alle quali rivolgermi, occhi.

Il mio libro è la storia di un rapitore seriale di bambini, gli racconto. Ha un debito evidente con Oliver Twist di Dickens, mi sembrava che il tempo dell’ascesa del capitalismo e il nostro, l’era del suo apparente declino, condividano certe paure. La voce narrante del mio libro è quella di uno dei bambini rapiti. Racconto come quella voce abbia un debito con molte altre voci. Per esempio con Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Ma forse il debito più grande che ho verso quel libro è quello che ho nei confronti dell’idea che si possa raccontare il mondo come se fosse un’avventura.

Ecco la mia età ideale, racconto, è quella, al confine tra l’infanzia e l’adolescenza, l’età filosofica, in cui tutto ci proietta sul mondo che viene, che si presenta sotto la specie dell’avventura. È un’età, io penso, in cui quello che più ti dà soddisfazione al mondo, è capire. Più tardi, un ragazzo indagatore mi prende in castagna, mi dice: “C’è un controsenso, come fa a provare piacere nel capire, se quello che capisce, magari, è che sta per morire”. Ha ragione eppure mi conferma: quattordici anni sono un’età filosofica in cui si capisce perfettamente qual è la posta. La posta è la nostra mortalità. I libri, e le storie che si nascondono nei libri, sono un modo per farci i conti. Eppure, io lo ribadisco, persino capire questo, è fonte di soddisfazione, dà piacere. Questo è il paradosso dei libri, tenere insieme conoscenza della verità e piacere. Attraversare la condizione umana come un’avventura.

I ragazzi, le ragazze, sono tanti ed è difficile sollecitarli a parlare. Qualche sorriso, qualche giovane lettrice che annuisce, le insegnanti molto solidali, danno conforto. Parliamo anche di fiabe, delle versioni originali, così prossime alla violenza della vita, e le versioni edulcorate che rassicurano. Separarsi è un peccato, resta la voglia di rincontrarsi a gruppetti e continuare a ragionare di libri, di storie, della vita così come ne stiamo facendo esperienza. Le insegnanti sembrano contente e ci resta una gran voglia di ragionare insieme.

22/04/2013 | Leggere fa crescere?

Leggere fa crescere? Sì e no, dipende. Se crescere vuol dire scoprire nuovi mondi, diventare sempre più curiosi, capire almeno un po’ come funzionano le cose, come funziona la gente; allora sì, leggere fa crescere. Se crescere significa essere in grado di trasformarsi tutt’a un tratto in un pirata del Settecento, nello scudiero saggio di uno sciocco cavaliere errante, sentire che il mondo è lì, a tua disposizione, ma inesplorato come una giungla; allora sì: leggere fa crescere. Se crescere vuol dire, imparare cosa pensano gli altri della vita, come si inventano la loro strada in posti che forse non ci vedranno mai lì di persona; allora sì: leggere fa crescere. Se crescere vuol dire imparare a far progetti su cose che sembrano inaudite come ad esempio spedire un razzo che somiglia a un’automobile a Plutone, e poi riuscire a realizzare davvero quel progetto o un altro all’apparenza anche più pazzo; allora sì: leggere fa crescere. Se crescere vuol dire abbassare le spalle, rinunciare a divertirsi a stare al mondo, cercarsi un posto chiuso e protetto, due soldi, un piatto, dire: - Questa è la vita, ma tanto, bah, che vuoi farci… -. Allora no, leggere non fa crescere affatto.